Radiogiornale 127
23
Febbraio
2005
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Questo è il tuo sito web http://www.radiogiornale.org VIENI A VISITARLO E’ GRADITO UN TUO PARERE!
Dato il crescente successo della nostra iniziativa del Radiogiornale, in occasione del nuovo anno, con un ulteriore impegno, abbiamo realizzato anche un importante sito al servizio dei Radioamatori italiani, dove è possibile prelevare le copie arretrate, a partire dalla prima fino all’ultima uscita e dove tutti coloro che preferiscono evitare l’ arrivo via e-mail, o che hanno il problema della casella troppo piena, possono leggere e prelevare liberamente e senza spese il Radiogiornale. Inoltre occuperai la linea telefonica per un minor tempo rispetto alla ricezione di E-mail, in quanto le copie prelevabili dal sito sono compattate con lo Zip.
PER QUALSIASI COMMENTO, O SUGGERIMENTO, PER ARTICOLI DA INSERIRE, O PER RICHIEDERE L’INVIO DEL RADIOGIORNALE, E-MAIL A RADIOGIORNALE@FASTWEBNET.IT |
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Kyoto
Salviamo
la Terra!
Il problema dei cambiamenti climatici, a causa dei rilevanti impatti che ha già e avrà sempre di più sugli ecosistemi terrestri il dissennato inquinamento provocato dall’uomo, viene considerato oggi dalla comunità scientifica internazionale come la prima delle priorità planetarie da affrontare. Che il tempo sia “impazzito” ce ne siamo purtroppo accorti tutti!
Il contributo delle attività umane all'incremento della CO2 in atmosfera, principale gas serra responsabile del cambiamento climatico, é realmente significativo e questo proprio a causa del massiccio impiego dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas).
Il 16 febbraio è entrato finalmente in vigore il Protocollo di Kyoto, salutiamo questo giorno come una grande opportunità per agire e cominciare a ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) in modo da rallentare e, in prospettiva fermare, il fenomeno dei mutamenti climatici.
L'equilibrio del nostro Pianeta è a rischio. Il protocollo di Kyoto, definisce i primi impegni internazionali vincolanti per limitare le emissioni di gas serra. Gli Stati Uniti e la Russia (principali responsabili di queste emissioni) hanno rifiutato tale accordo, mentre l'Unione Europea l'ha voluto e sostenuto.
Il nostro Paese, ratificando il Protocollo di Kyoto, si è impegnato a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 6,5 %: al contrario, però, sino a oggi le ha aumentate del 12%, perché ha adottato un percorso energetico rovinoso, fondato sugli sprechi e sull'uso dei combustibili fossili (carbone e petrolio).
Le fonti rinnovabili e sostenibili ("new renewables") quali ad esempio il solare, l'eolico e le biomasse, rappresentano, insieme all'incremento dell'efficienza energetica, l'unica strada percorribile per il futuro dell'umanità.
Le fonti rinnovabili non solo non contribuiscono ad aumentare le emissioni climalteranti (non rilasciano CO2) ma sono praticamente illimitate e ampiamente diffuse sulla superficie terrestre. A solo titolo di esempio si pensi che ogni metro quadro della superficie terrestre riceve 1380W di energia dal Sole.
Sempre per comprendere quali siano le immense possibilità offerte dalle fonti rinnovabili, WWF e AEBIOM (Associazione Europea della Biomassa) hanno messo appunto un programma secondo cui sarebbe possibile, entro il 2020, arrivare a coprire il 15% dei consumi elettrici facendo uso di biomasse e questo impiegando solo ¼ dei residui (agricoli, forestali e zootecnici) e solo il 5% delle aree adibite a colture riconvertite a piantagioni energetiche.
Un massiccio ricorso alle fonti rinnovabili, proprio per la loro delocalizzazione, offrirebbe anche l'immenso vantaggio di scongiurare le guerre per il possesso delle fonti fossili.
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Sommario:
1 - Il Sarchiapone;
2 - Lettera di protesta di I4AWX al Presidente della Ediradio I1ANP;
3 - Votazioni ARI: candidati di serie A e candidati di serie B;
4 - E’ arrivata, è arrivata!;
5 - Ecco perché me ne sono andato;
6 - Conferito prima dell’effettuazione il diploma 7° Volta International Memorial Day;
7 - Riparazione antenna bibanda spezzata dal vento;
8 - Nostalgia: 50 anni fa la radiolina a transistor;
9 - Incontro a Pompei con i componenti della LISTA I4AWX;
10 - Mostra Expo Elettronica;
11 - Diploma Parco dell’ Alta Murgia;
12 - AIRE: Mostra scambio a Vimercate;
13 - La prima trasmissione radiofonica;
14 - Nuovo sito Internet Sezione ARI di Aosta;
15 - CW addio!;
16 - 3° Meeting ATV a Magenta;
17 - I grandi dell’elettricità;
18 - Le onde elettromagnetiche;
19 - Pericolo VIRUS;
20 - Ricerca: DOVE SEI?;
21 - Mercatino radioamatoriale;
22 - Informazioni.
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1-
Da Luigi Belvederi I4AWH
Il Sarchiapone
Una delle gag televisive più esilaranti dei primi anni 60 fu sicuramente quella del Sarchiapone.
Walter Chiari (che i meno giovani ricorderanno come comico di grande simpatia) viaggiava in uno scompartimento ferroviario e alla domanda del vicino su che cosa fosse celato in una scatola (vuota) che egli portava con sè, rispose "un sarchiapone" - animale ovviamente del tutto immaginario.
Il vicino abboccò, e rispose "un sarchiapone....ne ho uno anch'io a casa!" ed iniziò a descriverlo.... prima, tutto pelato, poi -corretto su quali fossero le vere sembianze del sarchiapone- peloso come uno yeti.
Poi disse che il suo sarchiapone a casa era senza denti -ma, subito corretto- lo descrisse invece con la dentatura di un tricheco.
Ci fu da sbellicarsi dalle risate.
Ebbene, il Legal Service della futura ARI (WWW.LISTAi4AWX.ORG) non è sicuramente il Sarchiapone, ma Ortona & C., non sapendo cos'è, e non avendo naturalmente nè l'umiltà per chiederlo, nè la fantasia per immaginarlo, ne hanno creato uno e poi -sulla loro paginetta informatica- se lo sono criticati da soli.
Oggi, diversi radioamatori avvocati si prestano gratuitamente ad aiutare i Soci, ma agiscono "da solisti" in modo del tutto scoordinato tra loro, non mettendo in comune nè le loro esperienze, nè i precedenti giurisprudenziali ottenuti.
Io (che sono sempre disponibile a tutti via email) ricevo quotidianamente, per esempio, richieste d'aiuto da tutte le parti d'Italia, spesso riguardanti normative locali di non facile accesso.
Mi dò da fare, faccio quello che posso, mi informo, e negli anni mi sono creato un piccolo "tesoro" di informazioni che sono ben lieto di condividere con qualsiasi altro collega in difficoltà che solo abbia l'iniziativa di chiedere.
Il Legal Service, quindi, in una prima fase, dovrà "mettere in pool" tutte le informazioni, tutti i precedenti e tutta la normativa locale che gli attuali consuenti dell'ARI hanno raccolto sinora ciascuno per sè, così da rendere la vita più facile ai consulenti ed il servizio migliore per gli associati nel momento del bisogno.
Questa "messa in pool" delle informazioni consentirà inoltre di monitorare le effettive dimensioni del fenomeno del contenzioso radiantistico, identificandone i principali filoni e le principali necessità.
A questo punto, come già l'ARI fornisce (compresa nella quota associativa in un bilancio non brillante) una assicurazione sulle antenne, nulla vieta di pensare un domani ad una assicurazione, sempre compresa nella quota, per l'assistenza legale, eventualmente limitata, per ragioni di costi, ad un certo massimale e ad alcuni aspetti soltanto del contenzioso.
Per evitare inopportune frammistioni di competenze, o peggio accaparamento di clientela, i legali dell'ARI fornirebbero unicamente -sempre in modo gratuito, come fanno ora- solamente il loro know how specialistico a favore degli avvocati "generici" invece prescelti dal socio e remunerati, entro certi limiti, dall'assicurazione.
Non è sicuramente disdicevole (lessico Ortoniano) pensare ad un progetto assicurativo in questi termini, soprattutto in una Associazione, un domani, con dei bilanci migliori.
Tutto qua: bastava avere l'umiltà di chiederlo e di confrontare le proprie idee, invece di inventarsi il Sarchiapone e di criticarselo da soli.
Il mondo va avanti perchè ci sono persone con delle idee e che sanno portarle avanti.
Chi non ha idee, ma pensa di svivacchiare criticando quelle altrui senza nemmeno conoscerle, è meglio che taccia.
O che si rassegni a far ridere, come rideva l'Italia in bianco e nero degli anni 60 col Sarchiapone.
Gennaio 1948: nasce Radio Rivista, nasce l'idea del Legal Service ARI
Acquistato il bellissimo CD ROM delle Radio Riviste degli anni 1948-1949-1950, con gran piacere incomincio a gustarmi il "numero uno " e a pag. 4 cosa ci trovo ?
"Radiodilettanti italiani.....fatevi soci dell'ARI.....
e Avrete:
......omissis........
(v.all. copia di pag. 4, RR 1/48)
Quindi, con riferimento alle vivaci critiche che Ortona & C. hanno mosso -dalle pagine del loro foglietto informatico- all'idea (in edizione evidentemente aggiornata) del Legal Service ARI, proposto nel programma di WWW.LISTAi4AWX.ORG , le opzioni sono solo le seguenti:
A) i nostri "guardiani del verbo della stretta osservanza" non sanno nemmeno cosa i nostri Padri Fondatori proponevano già nel primo numero di RR nel gennaio del 1948;
B) i nostri Padri Fondatori nel gennaio del 1948 sbagliavano come ha sbagliato i4AWX 60 anni dopo, e meno male che arrivano loro nel 2005 a rimettere a posto le cose;
C) le critiche sono infondate e malevole, e non solo Ortona & C. non hanno idee da proporre (nel loro foglietto informatico non ne spunta neppure una, sgangherata che sia), ma non sanno nemmeno quali idee altrui scegliere da criticare.
Lascio ad ognuno di Voi le debite riflessioni sulla giusta risposta.
73, Luigi Belvederi, i4AWX
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2-
Per farsi la propaganda elettorale personale utilizzata la Ediradio?
Lettera di protesta
di I4AWX Luigi Belvederi
a I1ANP Mario Alberti
Presidente della Ediradio
URGENTE
Caro Mario,
Ti scrivo quale Presidente del Consiglio di Amm.ne di Ediradio.
Con riferimento al sito "La vera ARI" Ti segnalo che la registrazione del sito riporta come numero di fax quello di EDIRADIO.
Siccome EDIRADIO ha come unico Socio l'ARI e cioè tutti i radioamatori italiani, me compreso, che sono iscritto e pago la quota da oltre 40 anni, questo non mi sta assolutamente bene e non ho alcuna intenzione di passare sopra questo fatto che giudico di gravità estrema.
Ti chiedo quindi urgenti spiegazioni -che dovranno necessariamente assumere il carattere della ufficialità difronte a tutti i radioamatori italiani- diversamente mi regolerò come e nelle sedi che più riterrò opportune.
Attendo Tuo riscontro al più tardi entro martedì 15 febbraio.
Cordiali saluti
Luigi Belvederi
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3-
Candidati di serie A
e candidati di serie B
figli di un Dio minore
E’ noto che ci sono le votazioni per il rinnovo del CDN dell’ARI e diversi Radioamatori convinti di poter dare il loro contributo per il miglioramento e il rafforzamento dell’Associazione, si sono messi a disposizione candidandosi.
Ma molti di questi candidati non immaginavano, nemmeno lontanamente, di essere degli illusi in quanto oggettivamente candidati di serie B.
Ma andiamo con ordine: come è avvenuto anche in passato, un gruppo di Radioamatori ha costituito una Lista di 8 nominativi chiamata “Lista I4AWX” Luigi Belvederi, con un proprio sito Internet
Cosa del tutto lecita questa iniziativa finanziata di tasca propria e tutti ricordiamo l’esperienza analoga fatta alle ultime votazioni con la “Lista Nuova ARI”
Queste esperienze sono nate per compensare solo in parte la diffusione mensile sempre degli stessi nomi, dirigenti da lustri, fatta di continuo da Radiorivista. Ma la “novità” di quest’anno consiste nel fatto che i dirigenti uscenti (al governo da tanti anni), non ancora soddisfatti della propaganda fatta con RR, hanno pensato bene di fare una lista anche loro, di 7 nominativi, uno stranamente è saltato, o non hanno trovato nessuno disposto a seguirli, che risulterebbe avere un sito i cui numeri del telefono e indirizzo che risponderebbero a quelli dell’ARI e della Ediradio.
- il n. di tel. è quello dell'ARI (cfr. "Pagine Bianche")
- il n. di fax è quello di Ediradio (cfr. qualsiasi numero di RR)
- l'indirizzo è V Scarlatti 31, comune ad entrambi ARI ed Ediradio.
Non hanno avuto nemmeno la cautela di dare il numero di telefono e l’indirizzo di casa!
Poiché gli indirizzi e i numeri del telefono non lasciano dubbi, se ne deduce che l’ARI che ha indetto, come da Statuto, le votazioni per il rinnovo del CDN, anziché collocarsi al di sopra delle parti si è schierata a favore di un gruppo e ha precostituito i risultati, proponendo ufficialmente la lista da votare (sic), il cui nome non lascia dubbi: “La vera ARI.”, Rinnovamento nella continuità. Una cosa salta agli occhi, perché hanno aspettato proprio ora per proporsi di rinnovare l’ARI e non ci hanno pensato prima, dato che praticamente hanno governato l’Associazione da sempre?
Ora, come è pensabile, se i Radioamatori che votano, si dividono sulle due liste, agli altri candidati, quelli che delle listo non fanno parte, rischiano di rimanere a bocca asciutta. A meno che non si organizzino anch’essi in una terza lista dei non allineati!!!
Insomma all’ARI si tenta di introdurre il sistema maggioritario, per cui se uno vuole sperare di essere eletto deve per forza far parte di uno dei due gruppi!
Il fatto che l’ARI nelle persone dei dirigenti uscenti, sia pure esautorati dalla recente raffica di dimissioni, abbia promosso una iniziativa del genere è cosa non contemplata dallo Statuto e, a parte ogni considerazione di carattere giuridico, rischia di inficiare il significato stesso del voto, precostituendo risultati che confermano ancora una volta il “curioso” attaccamento alle cariche da parte di alcuni personaggi...
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4-
Da: IZ5FCY Roberto
Continuità nell’immobilità!
E' arrivata, è arrivata...
E' arrivata **LA VERA ARI** http://www.laveraari.it !!
Finalmente anche la compagine "governativa" pro-tempore si è espressa con un sito tutto suo che vi invito a visitare.
Complimenti per lo slogan "Rinnovamento nella continuità"che traduco liberamente in : "..non abbiamo fatto abbastanza danni stando fermi e bloccando tutto, consentiteci di terminare il massacro dell'Associazione!".
Complimenti per il chiarissimo programma che non c'è (e dubito che mai ci sarà).
Complimenti per le uniche parole, spese solo a tentare di controbattere le argomentazioni delle altrui iniziative.
Complimenti per lo staff che, invece di guardare le specifiche capacità personali, guarda il numero di Diplomi e all'anzianità del nominativo, alla stessa stregua di una mostra canina, dove il pedigree e la 'purezza' della razza va a determinare il punteggio!
Non credo che ai vertici dell'Associazione ci sia la necessità di cariatidi o di bravi operatori, ma credo sia bisognosa di MANAGER, di PROFESSIONISTI, di IMPRENDITORI, per far risalire il peso e la considerazione dell' Associazione tra la gente comune e le Istituzioni.
Credo che l'Associazione abbia necessità di trasparenza ed efficienza e non saranno certo le valige in soffitta stracolme di QSL, a determinare tutto ciò!
Credo che l'Associazione debba poter contare sulle capacità professionali ed interpersonali dei propri manager e non sulla loro classifica nell'Honor Roll e dal numero dei loro Diplomi appesi al muro!
Credo che l'Associazione abbia bisogno della capacità e non dell'abilità!
Credo che l'Associazione abbia necessità di un cambiamento nella Dirigenza, oramai stanca, senza stimoli, senza idee, senza motivazioni e portatrice di fratricida scontento.
Quindi, purtroppo, è sinistramente vero il loro slogan, nella continuità dell'immobilismo suicida, abbiamo in testa alla processione i due veri maestri dell'auto-distruzione, continuatori di un'opera di immobilità tanto unica nel suo genere quanto applaudita.
Saluti da Roberto IZ5FCY (ex-iscritto ARI)
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Da Oscar Portoghese I7OHP
Ecco perché me ne sono andato
Prima di raccontare il perché di questo mio allontanamento dall'A.R.I., sento il dovere di farmi conoscere.
Sono un Maresciallo Marconista Operatore dell'Aeronautica Militare. Ho praticato la radiotelegrafia dal 1953 al 1991 per servizio.
Dunque, iscritto (non socio...., cosa ben diversa), dalla fine del 1974, tutto è andato bene. Versavo regolarmente la quota annuale,
(per 30 anni...), ricevevo le QSL e Radiorivista. Tutto qua. Mai chiesto nulla. Ho avuto tenuto corsi presso la Sezione di Bari per diversi anni. Il caso ha voluto che tutti siano riusciti a superare l'esame in prima sessione. Merito della fortuna. Ho sempre continuato ad istruire molti aspiranti om presso il mio domicilio, senza mai chiedere nulla. Mi è sempre bastata la stima.
Su R.R., ogni mese, veniva pubblicizzato e lo è ancora, un Corso di CW (CW...) con quanto segue.
il metodo XXXXXX ha colmato un vuoto nel settore specifico, proponendo un metodo collaudato che si presenta come il Manuale (il CW con un Manuale....) dei Corsi di Radiotelegrafia (usato impropriamente il termine Radiotelegrafia) da adottare presso tutte le Sezioni. UTILE a istruttori e Allievi. Il metodo si presta bene anche per coloro che intendono apprendere il CW come autodidatti.
Io ho sempre letto senza dare importanza, anzi speravo che fosse qualcosa di buono.
Bene, quando ho avuto occasione di consultarlo, ho deciso di dire le mie opinioni in merito alla validità
Perchè dire che questo è qualcosa di buono da ritenerlo degno di essere utilizzato presso le sezioni? Io, se avessi dovuto usare questo Metodo, non ci sarei mai riuscito. Forse perchè perchè limitato dal punto di vista didattico.
Allora scrivo all'A.R.I. e nella mia lettera, dopo essermi presentato per quello che ero stato e avevo fatto e facevo, esprimevo le mie perplessità.
Dio, non l'avessi mai fatto. Ho scatenato le ire di un dirigente addetto alle pubbliche relazioni, il quale mi fa sapere che il Metodo è stato valutato da esperti OM (e se hanno giudicato positivamente hanno dimostrato che di radiotelegrafia e di insegnamento ben capiscono), pertanto io non avevo alcun diritto per giudicare qualcosa, anche perchè non avevo fatto nulla per l'A.R.I.
Immediatamente invio una replica che mi viene negata, violando il diritto alla replica..
Invio lettera al Presidente raccontando l'episodio . Mi risponde con garbo e diplomaticamente. Non mi dà torto, ma neanche ragione. Comunque, alla mia domanda: cosa devo fare? Devo lasciare l'A.R.I.?, Mi dice che all'A.R.I. ci vogliono radioamatori come me, quindi...
E va bene. Lascio perdere.
Nel 2003, rispondo ad una richiesta di un parere circa un corso di CW di un americano, questo sulla rubrica degli SWL.
Ritenuta soddisfacente la mia risposta, il conduttore mi invita a scrivere qualcosa per la sua rubrica
Cosa che faccio con immenso piacere. E scrivo un articoletto nel quale spiego come ci si avvicina realmentre alla radio il primo giorno, senza le solite teorie che sono solo teorie. Io spiego come realmente si sente emotivamente il novizio al primo qso. Ma dò molte indicazioni che nessuno si degna di dare ai novizi.
Mi vien risposto che lo scritto è valido, ma non si sa quando potrà essere pubblicato seppur tagliato.
Ho atteso moltissimi mesi. ZERO.
Nel 2003, invio lettera con la quale manifesto la mia intolleranza verso il comportamento assunto nei miei riguardi, forse perchè memori dell'episodio precedente. Certamente mi ha irritato il vedere dedicata la copertina alla foto di un microfono in legno e relativo articolo circa le capacità di lavoratore del legno di chi ha realizzato il predetto microfono (regalato all'autore dell'articolo). Certo, nella stessa lettera parlo anche di altro.
Nessuna risposta. ZOMBI.
Adesso passo a fatti recenti.
Io che ho realizzato un corso su CD (oltre 1100 MB e non 110 come erroneamente stampato dove credo di pubblizzare il mio lavoro su Radiogiornale uiltimo), ho avuto un colloquio telefonico con un Dirigente A.R.I., al quale, oltre a ricordargli i precedenti episodi, chiedevo che del mio Corso si facesse una recensione su R.R..
Questo ai primi di luglio 2004. Mi viene assicurato che la mia richiesta sarebbe stata esudita. Attendo diversi mesi e
a novembre, credo, invio la prima e-mail a tutti componenti del Direttivo. Nessuna risposta.
Altra e-mail, ZERO. Ancora e-mail comunicando per la terza volta che avrei lasciato l'A.R.I., niente. Soltanto un Signore, così lo ritengo nel vero senso della parola, mi ha risposto. Ho così deciso finalmente di lasciare l'ARI dopo 30 anni di QSL e R.R.
Adesso ci saranno le elezioni. Mi dispiace non potervi partecipare. Ma se avessi avuto una bacchetta magica per cambiare qualcosa, beh, mi sarei iscritto di nuovo.
Ringrazio coloro che avranno avuto la pazienza di leggere sino a questo punto (.).
73, Oscar i7ohp
Oscar Portoghese
Via Guglielmo Marconi 27 70010 Adelfia BA
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6-
Taroccamento o che altro?
Conferito prima dell’effettuazione
Il diploma 7° Volta International Memorial Day
C’é chi predica bene e razzola male?
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A pagina 66 di Radiorivista di Febbraio 2005 c’è la foto, riprodotta sopra, del Diploma /° Volta International Memorial Day assegnato a I2MQP.
Fin qui nulla di male, quello che ha destato molta meraviglia è che il Diploma in questione è avvenuto dopo l’Uscita di Radiorivista e cioé dal 18 al 20 Febbraio. Considerato appunto che Radiorivista di Febbraio è uscita precedentemente a quelle date, come può essere avvenuto che il diploma sia stato conferito in anticipo, prima ancora che fosse stato effettuato? Che sia stato conferito “honoris causa” per meriti particolari?
Quello che meraviglia è che proprio I2MQP spesso, dalle pagine di Radiorivista, ha criticato aspramente e aggiungiamo noi giustamente, quanti si comportano in modi scorretto, barando, in occasione di gare, contest, diplomi, attivazioni, ecc.
Resta da vedere la contentezza di quanti con sacrificio hanno partecipato al diploma!!!
DIPLOMA “7° VOLTA INTERNATIONAL MEMORIAL DAY 2005”
L’Associazione Radioamatori Italiani sezione di Como (con la collaborazione A.R.I. di Erba,Lomazzo e Cantu ) organizza il “7°DIPLOMA VOLTA INTERNATIONAL MEMORIAL DAY 2005” nell’ ambito dell’ anniversario della nascita di Alessandro Volta 18 Febbraio 1745 (inventore della pila, scopritore dell’energia elettrochimica e del gas metano). La partecipazione è aperta a tutti gli OM e SWL di tutto il mondo.
DATA:
dalle ore 00.00 UTC del 18 Febbraio 2005 alle ore 24.00 UTC del 20 Febbraio 2005.
Dopo l’uscita di Radiorivista di Febbraio!
A pagina 53 sempre dell’ultimo numero di Radiorivista, a proposito dei comportamenti illeciti di Radioamatori, un certo Don DX scrive a un certo Don Vesuvio sulle malefatte di alcuni Dxer
Omissis
“Alcuni dicono semplicemente che in questo modo scredito la comunità dei DXer, altri sostengono che ognuno è padrone di fare quello che vuole. Penso che abbiano torto tutti e due. Sostenere che qualcuno in Italia delinque, non vuol dire che tutti gli italiani siano delinquenti. Sostenere che ognuno può fare quello che vuole è peggio che nascondere la testa sotto la sabbia.
Esiste un codice di comportamento tra i radioamatori e va rispettato, ma oramai restano pochi coloro che danno importanza a valori come la coerenza e l'onestà”.
Parole sante, soprattutto in relazione alla faccenda del 7° Diploma Volta di cui abbiamo parlato, ma chi sarà questo Don DX, Prete al di sopra di ogni sospetto, senza macchia e senza peccato, che bacchetta quelli che si comportano male?
Mala tempora currunt
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-7-
Da I8XBV Luigi & IK8TEA Massimo
Al termine di questa bufera , alzati gli occhi al cielo per verificare lo stato del mio parco antenne , ebbi la ventura di trovare…….lo stupendo regalo di Natale!!!!
La mia nuova antenna verticale Bibanda V/U Maldol HS-WX5B , simile alla Diamond X500 , alta 5.30 mt. e montata a soli 4 mt. di altezza sul tetto , due mesi prima , sembrava aver reclinato il capo !!!
Tra il primo elemento d’antenna di 2.10 mt e gli altri due si manifestava un insolito angolo che le dava un triste aspetto di abbandono ….
Mi chiesi subito : “ possibile che si sia spezzata un’antenna verticale che , per la sua struttura , dovrebbe resistere al vento almeno fino a 160 Km/h ??!! “
Ahimè , sì !! …l’antenna si era rotta !!
Così , salito sul tetto dell’edificio per rendermi conto della situazione e smontare l’antenna , ho potuto verificare che , per le forti vibrazioni dovute alle folate di vento , complice una guarnizione molto morbida , presente nella giunzione , si era di fatto allentata la ghiera filettata di serraggio tra il primo ed il secondo elemento d’antenna .
Quindi , per effetto dell’aumentato giuoco di accoppiamento tra le due sezioni , con le oscillazioni indotte dalle folate di vento , il tubo in plastica interno , utilizzato come rinforzo della giunzione ed impedimento all’entrata dell’acqua , si era spezzato e l’antenna , quindi , era trattenuta in posizione semiverticale solo dalla ghiera di giunzione semisvitata .
Cosa fare , adesso ?!…Dove trovare un degno sostituto al tubo interno di rinforzo e come fare per sostituirlo ?! Ero veramente molto scoraggiato.
Un’antenna così costosa che si era rotta con facilità doveva essere assolutamente recuperata !!
Bene !
Buona memoria non mente e così ricordai di aver preso , tempo addietro e per mera curiosità , in un cantiere edile , un segmento di tubo in PVC , molto robusto , che viene utilizzato con tecniche moderne negli impianti idraulici delle case nuove .
Lo rintracciai nella mia cianfrusaglia ( io sono un conservatore per eccellenza !!! ) e lo misurai.
Ci vuole fortuna nella vita e… la mia fortuna ha voluto che quel tubo avesse lo stesso diametro esterno di quello rotto : Ø 20 mm..
Solo l’interno Ø 12.5 mm . risultava essere inferiore al Ø 14.5 mm. del tubo originale ma sufficiente a far passare l’elemento metallico interno dell’antenna ed a garantire , col maggior spessore del tubo , una maggiore resistenza complessiva !!!
Si poteva tentare , dunque !!
Bastava eliminare il tratto da 150 mm di lunghezza del vecchio tubo rotto , rimasto incollato nel primo elemento d’antenna , sostituendolo con il nuovo tubo .
Già !!!… ma come ???
Bisognava allargare il foro nel primo elemento d’antenna e portarlo al Ø 20 mm . alesandolo con cura per asportare il segmento residuo del tubo spezzato !!!.
Mi sono messo , quindi , alla ricerca degli alesatori cilindrici regolabili e ne sarebbero stati necessarii ben tre ( 12÷15 mm. ; 15÷18 mm. ; 18÷21mm.) per effettuare bene il lavoro .
Volerli acquistare era impossibile poiché ciascuno ha un costo di circa 580 Euro ed a quel prezzo si sarebbe potuta comperare una mezza dozzina di antenne !!!
Così , chiacchierando in frequenza con i molti amici , per sapere se conoscessero qualcuno che fosse dotato di una serie di alesatori cilindrici regolabili da potermi prestare per effettuare il lavoretto , ho avuto la buona ventura d’incontrarne uno che è riuscito ad aiutarmi : I8 XBV . Il caro Luigino corrispondente serale di tanti corposi e ricchi QSO !!! .
Insieme a lui , con tre giorni d’intenso lavoro da farsi obbligatoriamente a mano , siamo riusciti a rimuovere il tratto residuo del tubo spezzato ed a riparare l’antenna come si può vedere dalle foto che seguono , riprese con un Videotelefonino , e che non sono eccezionali ma credo rendano sufficientemente l’idea di tutto il lavoro svolto .
Quasi alla fine del lavoro.
La svasatura d’invito per agevolare l’inserimento dell’elemento metallico interno dell’antenna .
La fatica terminata.
Internamente al primo elemento d’antenna in foto sono infilati ed incollati , con resina epossidica bicomponente , 150mm. di tubo verde che sporge di altri 140 mm. da inserire , al rimontaggio , nel secondo elemento d’antenna .
Augurando a tutti di non incorrere mai nel mio stesso inconveniente spero di essere riuscito a trattare con sufficienti chiarezza e dovizia di particolari l’argomento fornendo un’utile idea per non buttare alle ortiche danaro ed antenne danneggiate .
73 & 51 de
I8 XBV Luigi & IK8 TEA Massimo
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8-
NOSTALGIA:
50 anni fa...
la Radio a Transistor!!
La radio portatile prima del transistor
La famosissima radio portatile a valvole "Dinghy" della Voxson (1954)
Nel novembre del 1954 venne commercializzato il primo apparecchio radio interamente a transistor. A guardare la storia della tecnologia da quel giorno ad oggi, sembra che non siano passati solo cinquant'anni, ma un tempo smisurato. Il transistor e i suoi derivati hanno infatti impresso allo sviluppo tecnologico un'accelerazione che non si era mai vista prima, nemmeno ai tempi della Rivoluzione Industriale o della nascita della Radio stessa. Oggi guardiamo con affetto e nostalgia alle prime "radioline" degli anni '50, che entrano a buon diritto nel mondo della radio d'epoca, e guadagnano un posto di assoluta dignità a fianco delle loro calde ed ingombranti "sorelle" a valvole.
La Regency TR1, la prima radio a transistor del mondo.
Primo contatto!
Coloro che hanno l’età per ricordare quegli anni, memorabili anche per tanti altri motivi, non possono certamente dimenticare il primo “contatto” con uno di quei curiosi oggetti variopinti, allora chiamati affettuosamente “radioline a transistor” o semplicemente “transistor”, scatolette di plastica abbellite da qualche fregio cromato e racchiuse in una lussuosa custodia in cuoio, che col loro peso di poche diecine di grammi erano in grado di sintonizzarsi con precisione su tante stazioni senza diventare neppure leggermente tiepide, ma diffondendo quel “profumo” di elettronica che ci sarebbe diventato in seguito tanto familiare. A fianco ai “transistor” tascabili, poi, c’erano – o arrivarono subito dopo – i “transistor” portatili, col mobiletto in legno rivestito in tela plastificata o “vinilpelle”, provvisti di antenna telescopica e maniglia per il trasporto, che con le loro pile a lunga durata e un altoparlante di grande diametro assicuravano un suono di buona qualità, quasi comparabile con quello delle agguerrite concorrenti a valvole. Iniziò così una guerra, destinata a protrarsi per oltre un decennio, nella quale ogni giorno la nuova tecnologia rubava terreno alla vecchia, fino a soppiantarla del tutto e a renderla obsoleta e inutile. Qualcosa del genere capiterà tante altre volte negli anni a seguire, sempre a causa del transistor, che sotto altra veste causerà dapprima la “morte” delle calcolatrici meccaniche, e successivamente quella delle gloriose macchine da scrivere, col conseguente crollo finanziario di numerose aziende storiche che basavano i loro affari sulla meccanica di precisione e non ebbero la prontezza di riconvertirsi.
Confronto tra tre valvole “subminiatura” dei primi anni ‘60 e tre transistor al germanio della stessa epoca. La seconda valvola da sinistra è un "nuvistor".
La radio fu la prima ad arrivare, in questa invasione dell’elettronica “solid state”, per una accurata scelta di marketing ed anche grazie alla sua intrinseca semplicità, che ne rese possibile la realizzazione anche se la tecnologia del transistor in quegli anni era ben lungi dall’essere matura. Il transistor (o “transistòre” come si pretendeva che si dovesse pronunciare in italiano) dei primi anni era un dispositivo dal funzionamento ancora incerto e dalle caratteristiche ampiamente variabili anche tra individui dello stesso tipo e marca, al contrario delle valvole che dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano raggiunto livelli altissimi di qualità, precisione meccanica e affidabilità, tanto da consentire ai progettisti la realizzazione di dispositivi elettronici in ogni campo di frequenza, dalla corrente continua fino alle microonde, e in ogni campo della tecnologia, dalla radio al calcolatore elettronico fino alle applicazioni aeronautiche e spaziali. E anche per quanto riguarda le dimensioni, le minuscole valvole “subminiatura” e le sfortunate “nuvistor” degli anni ’50 non avevano niente da invidiare ai primi, goffi transistor, offrendo inoltre una affidabilità di funzionamento tale da renderle preferibili per alcuni anni nelle applicazioni più delicate, come gli apparecchi di ausilio medicale (otofoni, pacemaker...), nelle apparecchiature militari e industriali. Dunque la “radiolina a transistor” fu il primo vero “banco di prova” commerciale per i nuovi dispositivi, favorendo un primo salutare impulso per la produzione di massa ed il conseguente calo dei prezzi, dapprincipio proibitivi.
Il capostipite della sterminata famiglia dei transistor dei nostri giorni, sicuri, affidabili, economici e riproducibili in milioni di esemplari su un unico “chip” di silicio, era un oggetto assai delicato, costituito da una piastrina di germanio su cui poggiavano due sottilissimi fili metallici. La produzione di questi dispositivi era quasi completamente artigianale, e la sua stessa costituzione li rendeva delicati, facili da distruggere in seguito a un urto o ad un semplice aumento di temperatura. Si pensi che bastava la temperatura di 65°, facilmente raggiungibile, per distruggere un transistor al germanio durante la sua saldatura in un circuito, e che con soli 50° durante il funzionamento la resistenza interna del transistor diventava abbastanza bassa da causarne l’autodistruzione. Questi dati possono spiegare come mai le grandi Case produttrici di apparecchiature radio (RCA, Sylvania, Philips...) fossero tanto restie, pur conoscendo le potenzialità del dispositivo, ad avventurarsi nella produzione di apparecchi commerciali a transistor.
I ricevitori portatili sono praticamente sempre esistiti, fin dai primi giorni della radio. Anche l’alimentazione a pile non era certo una novità ai tempi dei primi transistor, anzi la storia della radio ricorda numerosi esempi di apparecchi alimentati a pile o a batterie, vuoi per sopperire alla mancanza della rete elettrica, vuoi per preservare appunto la portatilità. Il problema, nell’alimentazione delle valvole, è che sono necessarie diverse batterie, che forniscano tensioni basse per l’accensione dei filamenti e tensioni alte per l’alimentazione anodica. In definitiva il consumo elettrico di un apparecchio a valvole è sempre piuttosto alto, e di conseguenza l’autonomia dell’alimentazione a pile è decisamente scarsa. Ciò non ostante, con la fine della Seconda Guerra Mondiale vennero messe in produzione delle valvole a bassissimo consumo e dal minimo ingombro, che resero possibile la realizzazione di apparecchi riceventi veramente piccoli, leggeri e portatili. Questi apparecchi necessitavano di due pile: una da 1,5V per l’alimentazione dei filamenti ed una da 67,5 o 90V per l’anodica. L’autonomia era di dieci ore o poco più, ma il peso complessivo e le dimensioni dell’apparecchio erano veramente limitati, ed inoltre in molti casi era possibile alimentare l’apparecchio direttamente dalla rete luce quando era presente. I portatili a valvole ebbero un discreto successo, e furono prodotti e commercializzati da quasi tutti i grandi produttori. Con l’avvento dei transistor, per alcuni anni la produzione dei portatili a valvole proseguì, in quanto al momento dell’acquisto erano più economici degli equivalenti ricevitori a transistor, ed inoltre permettevano l’ascolto delle onde corte, cosa che per un certo tempo non fu possibile con i ricevitori a “stato solido” a causa delle limitazioni dei transistor della prima generazione.
Fu così che, proprio negli anni dell’esplosione della radio a transistor, la radio a valvole tenne il mercato come concorrente diretta, con apparecchi piccoli e dai design accattivanti, che in molti casi ancora oggi potrebbero venir facilmente scambiati per radio a transistor. Questa coesistenza durò pochi anni, ma abbastanza da far fiorire una vasta produzione di modelli di varie fogge, colori e dimensioni, che oggi rappresentano il fiore all’occhiello di molte collezioni.
Ancora più breve fu la vita degli apparecchi “ibridi”, realizzati mediante valvole e transistor insieme (valvole nei circuiti ad alta frequenza, transistor negli stadi finali), quasi sempre destinati alle autoradio.
Nascita del transistor
Il transistor nasce in America alla fine del 1947. E’ frutto di una lunga ricerca condotta presso i Bell Laboratories da Shockley, Bardeen e Brattain, che per questo risultato guadagneranno il premio Nobel nel 1956. La storia comincia negli anni precedenti la II Guerra Mondiale, quando alcuni ricercatori, studiando le caratteristiche del silicio scoprirono l’esistenza di due diversi tipi di semiconduttore, quello di tipo “N” e quello di tipo “P”, a seconda di certe impurità contenute nel reticolo cristallino. Fu subito chiaro che questa ricerca avrebbe potuto condurre a utili applicazioni, tanto che il giovane ricercatore William Shockley ebbe a dichiarare nel 1939: “Sono certo che un amplificatore che faccia uso di semiconduttori al posto dei tubi a vuoto sia in linea di principio possibile”. Sfortunatamente la guerra interruppe le ricerche in questo settore, e fu solo nel 1945 che venne ristabilito presso i Bell Labs un gruppo di lavoro sui semiconduttori, capeggiato da Shockley. Nei due frenetici anni successivi il gruppo concentrò le sue ricerche sul germanio, invece del silicio utilizzato prima della guerra, e finalmente il 23 dicembre 1947 i tre ricercatori poterono presentare al mondo intero un dispositivo amplificatore completamente nuovo, nella forma di un antiestetico intreccio di fili montati su un supporto di plexiglas (Vedi qua sotto ).
Il primo transistor, presentato presso i Bell Labs nella storica data del 23 dicembre 1947.
I tre inventori del transistor
La storia del transistor 1950 (Stati Uniti) - Brattain, Shockley e Bardeen. I tre scienziati americani - che vediamo nell'immagine - sono, di fatto, i tre inventori del transistor. Che qualcosa del genere potesse funzionare si era capito anche prima, e alcune intuizioni di base risalgono ai primi del '900. Ma furono loro tre a risolvere i problemi fisici e tecnologici alla base del transistor. L'obbiettivo era trovare un marchingegno che amplificasse un segnale, quello che corre sui cavi telefonici, per esempio. Anzi, proprio da questa esigenza, fondamentale per l'espansione della telefonia, si era partiti alla ricerca di qualcosa che funzionasse meglio dei tubi a vuoto, dispositivi dalla rottura facile e produttori di grande calore.
La risposta fu il transistor, che poi dilagò ben oltre le applicazioni telefoniche, diventando una tessera fondamentale nello sviluppo dell'elettronica. Un sito ne racconta la storia, e ne descrive i particolari tecnici, il tutto corredato da immagini d'epoca, come gli appunti a mano dei tre scienziati che più di cinquant'anni fa risolsero il problema.
Il nome transistor (combinazione di TRANSconductance varISTOR) fu suggerito da un altro ingegnere dei Bell Labs. La teoria che sta alla base del funzionamento dei transistor (teoria delle bande nei semiconduttori) è piuttosto complessa, difficilmente semplificabile come si usa fare per spiegare il funzionamento delle valvole.
Il primo transistor (detto anche “triodo a stato solido”), è un diretto discendente del diodo a semiconduttore, a