Radiogiornale 137  

 

23 giugno 2005  

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Sommario:

  1 – Don DX e il Maligno;

  2 – CW: che fine ha fatto l’abolizione?

  3 – Il Genio made in Italy; 

  4 – Diploma “Habemus Papam”;

  5 – Privati del diritto di voto;

  6 – Trasmissioni internazionali in lingua italiana;

  7 – I grandi dell’elettricità;

  8 – Onde e loro propagazione;

  9 – Il mio meraviglioso mondo;

10 – Mercatino radioamatoriale;

11 – Informazioni.

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 1-

Don DX e il Maligno

 

Era una bella mattina di primavera e Don DX percorreva tranquillo un viottolo di campagna quando il Maligno gli si parò davanti.

 

Prima che il povero curato si potesse riavere dallo spavento, il diavolo gli disse:

 

“So che avrete presto le elezioni in Curia, e tu speri di diventare Vescovo….”

 

Don DX non riuscì nemmeno ad aprire bocca che il Maligno lo incalzò:

 

“Ma tu non verrai eletto, povero curatuccolo di campagna, perché hai stufato tutti con le tue prediche in favore del DX…”

 

Gli occhi di bragia di belzebù si fecero ammiccanti e più stretti di una fessura:

 

“….a meno che, mio caro….a meno che…. non ci mettiamo d’accordo……. tu la smetti una buona volta per tutte  di fare queste prediche sul DX e io ti insegno il segreto per diventare Vescovo”

 

Va detto che questo non era il primo incontro tra Don DX e il Maligno, perché costui, in gioventù, si era interessato un po’ alla radio ed aveva già tentato in passato di spacciarsi per un giovane ed inesperto SWL che chiedeva consigli per diventare OM.

 

Ma Don DX, persona estremamente furba, scaltra e navigata nei vizi e nelle virtù umane, se n’era subito accorto, non c’era cascato ed anzi si era fatto beffe di lui.

 

Così pensò anche questa volta di far finta e di stare al suo gioco e, recuperato un po’ di sangue freddo, gli disse:

 

“Ma certo, mio vecchio buon diavolo, è un buon affare per entrambi, confidami allora questo segreto”

 

Messo a proprio agio, il diavolo allora gli disse:

 

“Vedi, Don DX, le elezioni in Curia si possono facilmente truccare.

 

Devi sapere che, poiché meno della metà dei fedeli vota, nei tanti e tanti anni che sono passati da quando ci conosciamo, io ho sempre tenuto un elenco di chi non ha mai votato, semplicemente ottenendolo per differenza da chi invece negli anni risulta aver espresso il proprio voto.

 

Questo elenco è ora in mio possesso: basta togliere una buona fetta di questi nomi di parrocchiani indifferenti dall’elenco ufficiale che viene consegnato alle tre perpetue che gestiscono le elezioni, ed il gioco è fatto.”

 

“Ma come -disse Don DX- non capisco….se qualcuno non riceve la scheda se ne accorgerà subito”

 

“Le probabilità che un fedele che non ha votato per tanto tempo lo faccia ora sono bassissime. Non c’è infatti alcun riscontro effettivo sul numero delle schede inviate, perché esse sono affrancate una ad una dalle stesse tre perpetue che, con uno sforzo faraonico, leccheranno gli oltre diecimila francobolli.

Se qualcuno reclamerà la sua scheda, noi diremo che si è persa in Posta e gliene manderemo una.

Se nessuno si farà vivo, qualche giorno prima della chiusura delle elezioni, noi le compileremo con il tuo nome e le spediremo.

Attenzione però –proseguì il Maligno- non bisogna strafare: basteranno 5 o 600 schede ed il gioco sarà fatto: al momento dello spoglio le tre perpetue controlleranno i nomi, ma non avranno alcun modo per capire che queste schede sono state spedite da te e non da loro, a meno che naturalmente non si trovi il tuo DNA nella saliva sotto il francobollo….”  - concluse sogghignando il diavolo.

 

Don DX spalancò gli occhi e si fece cascare il breviario: poteva essere mai così semplice diventare Vescovo all’oscuro delle tre perpetue?

 

Tutti erano impegnati a controllare lo spoglio delle schede, mentre il trucco era avvenuto prima, al momento della spedizione!

 

La tentazione a quel punto si fece fortissima e Don DX, che aveva scherzato col fuoco, stava effettivamente per dire di sì e cadere nella trappola del Maligno: fortunatamente però la Provvidenza intervenne con un improvviso stormo di campane che, chiamando i fedeli alla Messa di mezzogiorno, richiamò anche il povero curato ai suoi doveri pastorali nei confronti del DX.

 

Il prete fece un balzo indietro, recuperò il proprio breviario e –maledicendo il suo momento di debolezza- corse in chiesa a raccontare tutto alle tre perpetue allibite.

 

Raccontò loro dell’elenco dei non votanti nelle mani del Maligno, ed esse lo presero un po’ per matto, tanto era assurdo quanto stava dicendo.

 

Fatto sta che Don DX, da quel giorno in poi, se ne fece una fissazione a tal punto che non riuscì più né a dormire né a dir Messa.

 

Alla fine, le tre perpetue si consigliarono e decisero di accontentarlo, perché in fondo era un buon uomo.

 

Così chiesero che i chierichetti affiggessero in ogni parrocchia un elenco di chi aveva votato, per poter mostrare ai fedeli che nessuno si ritrovava in quell’elenco senza aver votato.

 

Don DX non venne ugualmente eletto Vescovo, ma tutti furono molto felici nel vedere che nessuno aveva tradito il DX venendo a patti col Maligno.

 

Luigi Belvederi, i4AWX

 

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Da: Massimo IW5DWU

 

LETTERA AL MINISTRO LANDOLFI

CW: che fine ha fatto l’abolizione?

 

 

Salve,

se fosse possibile inserire tale articolo nel prossimo Radiogiornale le sarei molto grato, cosi da sensibilizzare tutti gli operatori in merito al problema dell'abolizione del CW.

Un sincero ringraziamento

 

Cordiali saluti,

 

                         Massimo IW5DWU, Siena

 

 

Da inviare via FAX :            06/6794465

 

 All'attenzione del Ministro delle Comunicazioni

                        Dott. Mario Landolfi

 

                       

                        Egregio Signor Ministro,

 

chi scrive e' ......, residente in .... alla Via ...... radioamatore in     possesso di licenza con nominativo IW.. sin dal .. ed  iscritto all'Associazione  Radioamatori Italiani sezione di ........

 

Le scrivo per avere informazioni sul preannunziato  decreto che dovrebbe  equiparare l'attuale normativa Italiana, relativa agli esami radio  amatoriali, alla raccomandazione CEPT TR 61-02  riguardante l'adeguamento delle prove d'esame e la conseguente unificazione delle due classi di  radioamatore del nostro paese.

 

Il Suo predecessore dott. Gasparri in una dichiarazione pubblica dell'11  Marzo 2004 annunciò l'eliminazione della telegrafia dalla prova d'esame ma da quella data nulla si e' più saputo di questa modifica  alla normativa.

 

 Mi permetto sommessamente di farLe presente che a livello europeo siamo  ormai rimasti l'ultimo stato a non recepire la  raccomandazione CEPT TR 61-02 e siamo arrivati al punto che i radioamatori in possesso  di patente speciale                         del nord Italia vanno spesso ad operare in Svizzera o in  Francia per poter  accedere "legalmente" alle onde corte.

 

Vi chiedo quindi che cosa e' successo in questi mesi e se i radioamatori  italiani dovranno ancora attendere molto per questo  decreto.

 

Tale decreto consentirebbe di incrementare il numero di radioamatori in  Italia (negli ultimi anni in costante diminuzione a  seguito dell'avvento di  internet) e soprattutto di far riavvicinare alla radio gli operatori muniti di autorizzazione speciale e non generale (ovvero coloro che non hanno effettuato l'esame di telegrafia) dando rinnovato slancio all'attività radio                         Italiana ultimamente in declino. I radioamatori, sembra invece, che siano oggetto di attenzione solo in occasione di eventi tragici quando è necessario garantire i collegamenti radio oppure nei grandi eventi sociali e  sportivi quando è utile mantenere un costante contatto radio

 

Sicuro di una Sua risposta Le invio i miei più cordiali e distinti saluti

 

 

N.D.R. Ci risulta che molti Radioamatori stanno inviando Fax analoghi al Ministro sollecitando il provvedimento sul CW.

 

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Il genio made in Italy

ITALIA: terra di inventori

 

Da che mondo è mondo il genio italiano ha contribuito notevolmente al progresso dell’umanità con tantissime invenzioni.

Ne riportiamo solo alcune tra le meno conosciute perché per tutte ci vorrebbe un trattato. Ovviamente abbiamo lasciato fuori: Volta, Galvani, Galileo, Marconi, Fermi  e molti altri più conosciuti.

Insomma se oggi andiamo in aereo, in automobile, con le navi, se comunichiamo a distanza, se abbiamo i computer, ecc. lo si deve al genio italiano di cui c’è da andare orgogliosi!

Secondo quanto era stato pubblicato sul "Corriere della Sera" nel 1922 anche Meucci aveva avuto un precursore, ovviamente anch'egli italiano: il valdostano Innocenzo Manzetti che aveva fatto funzionare nel 1861 un "telefono parlante".

 

Il destino aveva però voluto che, pochi mesi dopo la pubblica presentazione del nuovo congegno, Manzetti ricevesse la visita di un misterioso scozzese che di nome faceva proprio Alexander Graham Bell. La rivista americana "Electrical World", commentando la notizia, aveva però fatto notare che nel 1861 il sig. Bell fosse poco più che quattordicenne.

 

Oltre il telefono, lunga era comunque la lista compilata in quegli anni delle invenzioni italiche "usurpate" dagli stranieri: il termometro, il barometro, la dinamo, la galvanoplastica, l'igrometro, il paracadute, il motore a scoppio, addirittura un elicottero a vapore e altro ancora. La maggior parte di quelle invenzioni erano state riconosciute, acquistando così senso, solo retrospettivamente, dopo che altri, in paesi industrialmente più avanzati, avevano sfruttato scoperte e congegni in processi industriali.

 

Gli italiani erano dunque sempre presentati come dei "precursori", tanto geniali quanto sfortunati nell'ottenere i giusti riconoscimenti. Tutti tranne uno, Guglielmo Marconi, inventore del telegrafo senza fili e abile uomo d'affari, il simbolo del "genio italico" che in Gran Bretagna aveva trovato appoggi e finanziamenti per lo sviluppo della sua idea.

 

 

IL PANTELEGRAFO

 

Giovanni Caselli nacque a Siena nel 1815; era uno studioso dedito alla letteratura ed alla scienza.

 

Giovanni Caselli e accanto il Pantelegrafo

 

Dal 1841 al 1849 fu a Modena come istruttore dei figli del Marchese di San Vitale, ma a causa dei  moti per l'annessione del Ducato di Modena al Piemonte, fu esplulso dal Ducato.

Tutto il denaro che aveva messo da parte durante il periodo modenese lo spese per le esperienze che sfociarono nel pantelegrafo; tali esperienze  si svolsero a Parigi ove Caselli ebbe vari contatti con Napoleone III.

 

Mediante l’appoggio dell'imperatore, Caselli potè disporre del denaro per ulteriori prove. La prima invenzione venne brevettata nel 1861.

 

Nel 1865 il pantelegrafo iniziò il suo servizio pubblico fra Parigi e Lione, servizio seguito alla disfatta di Sedan, quando già erano in progetto delle nuove linee. AII'epoca funzionava regolarmente tra Parigi e Lione, Napoleone, dopo aver invano proposto di nominarlo alle funzioni di ispettore generale e coordinatore lo insigni della Legione d'Onore.

 

Il pantelegrafo funzionò anche tra Londra e Liverpool per una serie di esperienze per condurre alla istituzione di un servizio pubblico; scopo che venne però frustrato dalla crisi che sconvolse l'Inghilterra nel 1864 e che colpì duramente la Financial Society.

 

Anche la Russia si interessò al pantelegrafo, ma anziché usarlo per un servizio pubblico lo utilizzò per lo scambio di messaggi tra le due residenze imperiali di San Pietroburgo e Mosca.

 

Si devono a Caselli varie invenzioni, tra cui una torpedine marina comandata elettricamente che se non colpiva il bersaglio, tornava automaticamente al punto di lancio; una pressa idraulica per la misurazione della velocità delle locomotive.

 

Caselli morì a Firenze nel 1891.

 

Il motore a combustione interna

Nel 1858 Barsanti e Matteucci idearono e costruirono il primo motore a scoppio a combustione interna. Si trattava di un bicilindrico a cilindri contrapposti, concetto usato anche oggi da molte prestigiose fabbriche di automobili.

L’invenzione di Barsanti e Matteucci aprì la strada alla motorizzazione.

 

Il caso del "teletipo Giara"

 

Su "Sincronizzando." del 1923, la rivista destinata ai dipendenti della società elettrica Sip, è dato significativo risalto al teletipo Giara, una "geniale applicazione elettrica" nonché "un'invenzione italiana", anche se in realtà il congegno fu inventato e costruito in America dall'ingegner Tullio Giara.

                                                                            Il teletipo Giara

 

Doveva trattarsi di una macchina simile a una telescrivente, perché prevedeva la possibilità del collegamento di macchine da scrivere attraverso una rete di cavi dedicati, con funzioni simili a quelle di un fax, giacché consentiva, con opportuni adattamenti, anche la trasmissione di immagini e fotografie.

 

"Il teletipo Giara potrà avere lo stesso sviluppo e forse maggiore utilità di quanto non abbia ora il telefono" si legge nell'articolo della rivista, giacché proficuamente poteva essere adottato dall'Amministrazione statale, nelle grandi aziende e ovunque fosse necessario che rimanesse traccia scritta di ordini, contratti o messaggi.

 

In effetti due modelli del teletipo furono dati in prestito al Ministero della Guerra e della Marina italiana nel 1916 ed entrarono in funzione per circa un anno. Per riaverli lo sfortunato inventore fu però costretto a rivolgersi all'autorità giudiziaria.

 

L'articolo venne pubblicato quando l'esito della controversia non era ancora del tutto definitivo e le tracce del "teletipo Giara" si sono oggi perse.

 

Come del resto scarsa memoria si ha del brevetto del 1843 del "Recording telegraph" dello scozzese Alexander Bain, in grado di inviare immagini sulle linee telegrafiche; un congegno perfezionato successivamente dall'italiano Giovanni Caselli inventore del più fortunato "Pantelegrafo". Neanche del "tipo-telegrafico" ideato dall' italiano Bonelli nel 1867 è facile trovare traccia; del tutto dimenticati sono anche i numerosi marchingegni sperimentati, con risultati non negativi, nei primi decenni del XIX secolo per la teletrasmissione delle immagini fotografiche.

 

Affinché una innovazione, sia pur "meravigliosa", si affermi e venga "adottata" dalla società, ieri come oggi, non è infatti sufficiente che essa funzioni. E' necessario, da una parte, che ci sia chi ne finanzi la produzione e ne promuova la diffusione e la conoscenza, dall'altra è essenziale che il suo uso risponda a necessità, bisogni, utilità riconosciute da parte dei consumatori finali.

 

Gli "attori" in gioco, affinché una tecnologia raggiunga o meno il successo, possono dunque essere tanti: finanziatori, imprenditori, responsabili delle finanze pubbliche, amministratori a vari livelli, comuni cittadini-consumatori.

 

 

Anche l’aereo a reazione è nato in Italia

 

Non molti sanno che l’Italia fu la prima nazione al mondo a far volare un aereo a reazione, il Campini-Caproni CC-2, di cui sono conservati al Museo della Scienza la fusoliera per prove statiche e il motore. Un esemplare completo e' invece conservato presso il Museo dell'Aeronautica di Vigna di Valle.Successivamente, sempre durante la guerra anche la Germania, allora nostra alleata, mise allo studio un aereo a reazione.

Il 27 agosto 1940 il primo prototipo fu provato in volo per 10 minuti sul campo di Taliedo dal grande pilota Mario De Bernardi. Successivamente il 16 settembre fu provato in volo per altri 5 minuti e collaudato per apportare migliorie al secondo prototipo che volo' per la prima volta l'undici aprile 1941. Il 30 novembre 1941, alle ore 14:47 Mario De Bernardi e l'ing.Giovanni Pedace (segretario della Associazione Pionieri d'Italia) compirono un volo ufficiale, a bordo del secondo prototipo, tra l'aeroporto di Milano-Linate Forlanini e quello di Guidonia a Roma, sorvolando Pisa e atterrando alle 16:58 dopo aver percorso 475,554 km alla media di 217,147 km/h; il "postbruciatore" non venne mai attivato per risparmiare carburante secondo il volere del pilota.

 

Il Caproni durante uno dei voli di prova

 

Fu un grande successo, tanto che Mussolini si complimento' personalmente con De Bernardi e vennero effettuati dei voli a bassa quota su Roma, dopo ripetuti annunci via radio; in tutto il mondo questo evento desto' scalpore e ben 33 Stati si complimentarono con il governo italiano. Questi voli vennero omologati dalla F.A.I.(Federation Aeronatique Internationale) come primi al mondo per un aereo con motore a reazione dato che non si era a conoscenza del progetto segreto del tedesco Hans von Ohain e del gruppo Heinkel.

Persa la guerra fummo occupati dagli alleati e gli inglesi in fretta e furia portarono gli studi e i primi prototipi in Inghilterra dove il motore a reazione per aerei fu subito brevettato dalla Rolls Roice alla quale ancora oggi paghiamo il brevetto allorché costruiamo un motore a reazione!!!

 

La ripresa, il boom e l'italia unita dalla teleselezione

 

Dal secondo dopoguerra agli anni Settanta. E' in questi anni che l'Italia cambia pelle e diventa un paese moderno: l'infrastruttura delle telecomunicazioni consente e accompagna quello sviluppo che implica nuovi ritmi di vita, mobilità, nuove relazioni sociali e familiari. Il telefono è ormai una presenza irrinunciabile nelle case degli italiani.

 

 

 

Federico Faggin

e il microprocessore

che ha cambiato il mondo

 

Il fisico italiano ha ricevuto la laurea honoris causa in ingegreria elettronica dall'Università di Roma Tor Vergata. Trenta anni fa fu il coinventore del motore della 'seconda rivoluzione industriale'.

La laurea honoris causa che l'Università di Roma Tor Vergata ha conferito al fisico Federico Faggin è un riconoscimento ad un uomo le cui intuizioni hanno provocato un cambiamento epocale nel mondo. E' infatti nel 1971 che ha inizio la 'seconda rivoluzione industriale'. Diversamente da quello a vapore della prima rivoluzione, il suo 'motore' è costituito dalla straordinaria invenzione del microprocessore o MPU (MicroProcessing Unit), ad opera di tre ingegneri della Intel di Santa Clara, Federico Faggin e gli americani Marcian Edward Hoff Jr. e Stanley Mazer, che riuscirono a concentrare su una piastrina di 4 millimetri per 3 un 'supercircuito integrato' (che venne soprannominato 'miracle chip') contenente ben 2.250 transistor che costituivano tutti i componenti di una unità di elaborazione: 'cervello', memoria d'entrata e di uscita.

 

 

Federico Faggin

 

La spinta alla realizzazione del primo microprocessore al mondo fu la richiesta della società giapponese Busicom di sviluppare la parte elettronica di una calcolatrice da tavolo. Hoff riprogettò l'intero il circuito e invece di 12 chip ne utilizzò solo uno che conteneva tutta l'unità centrale di elaborazione (CPU, Central Processing Unit), oltre ai due per la memoria RAM (Random Access Memory) e per quella ROM (Read-Only Memory). Lo schema di base del primo microprocessore venne messo a punto da Hoff e da Stan Mazer, mentre il compito di tradurre questa intuizione in una macchina funzionante fu di Faggin, anche lui, come gli altri due, transfuga dalla Fairchild. La realizzazione elettronica dello schema eseguita da Faggin portò alla realizzazione del primo microprocessore: l'Intel 4004. Per la loro invenzione, Faggin, Hoff e Mazer avranno un posto d'onore nella National Inventor's Hall of Fame degli Usa.

Il microprocessore riunisce in un circuito integrato relativamente semplice, ma dall'architettura già perfettamente matura e chiaramente predisposta per ulteriori sviluppi, tutti gli elementi (aritmetici, logici e di controllo) indispensabili per un elaboratore. Già al momento della sua nascita, la capacità di elaborazione, 60 mila operazioni al secondo, è superiore al gigantesco ENIAC a valvole del 1946 o ad un computer IBM dei primi anni '60 con una unità centrale grande come un tavolino.

 

Per lo sviluppo del microprocessore 4004, la Intel - fondata nel 1968 da un gruppo di entusiasti giovani ricercatori e di docenti con a capo Robert Noyce e Gordon Moore - spese solo 150 mila dollari. Oggi la Intel è il maggiore produttore al mondo e ciò conferma che l'innovazione non è solo il prodotto di ingenti investimenti, ma il risultato di applicazione e creatività di ricercatori ben preparati. Rita Levi Montalcini, presente insieme al rettore Alessandro Finazzi Agrò alla consegna della laurea a Faggin, ha detto che il fisico avrebbe più di lei meritato il Nobel.

 

Nel 1972 Faggin realizzò il microprocessore 8008, il primo chip da 8 bit di uso universale. L'8008, con la prima memoria statica, è in grado di conservare i dati sino a quando non viene interrotta l'alimentazione elettrica. Su questo chip gli ingegneri Nat Wadsworth e Robert Findley realizzarono il primo microcomputer, che fu prodotto in serie in scatola di montaggio dalla Scelbi e venduto per corrispondenza a 440 dollari. Anche la Digital realizzò nel 1974 con lo stesso microprocessore un microcomputer su un'unica scheda, ma a livello industriale non intuì il formidabile avvenire dei piccoli calcolatori, per continuare a dedicarsi ai minicalcolatori aziendali. Il microprocessore 8008 trovò immediatamente applicazioni nei più disparati settori, dal controllo dei semafori stradali a quello delle emissioni di gas di scappamento delle auto, dagli strumenti scientifici ai giochi elettronici e alle macchine 'intelligentì' di tutti i tipi.

 

Nel '74 Faggin lasciò la Intel e si mise in proprio fondando a Cupertino la Zilog, dove mise a punto lo Z-80, uno dei chip più popolari mai realizzati. Anche il nome Zilog fu inventato dallo stesso Faggin: la lettera zeta, ultima dell'alfabeto, sta ad indicare l'ultimo grido del campo dei microcircuiti, la 'i' per integrated, e 'log' per logico. Della Zilog ha tenuto la presidenza sino al 1980, per poi passare per due anni al gruppo sistemi informatici della Exxon e, nel 1982, fondare la Cygnet Technologies dove sviluppò il Cosystem, uno nuovo mezzo di telecomunicazione che unisce computer e telefono.

 

Faggin è nato a Vicenza il primo dicembre 1941. Diplomatosi perito industriale nel 1960, si è laureato in fisica a Padova cinque anni dopo. Nel 1968 fu assunto dalla Fairchild Camera Instruments come ricercatore e messo a capo di un team che lavorava sui semiconduttori a Palo Alto (California). Nel 1970 passò alla Intel. Nel 1986,insieme all'amico ed ex collega della Fairchild Carver Mead (del Caltech e ideatore della tecnologia VLSI), fondò nella Silicon Valley, la Synaptics con l'obiettivo di produrre un chip neuronale. Ci riuscì dopo cinque anni; tre per il progetto e due per la realizzazione con la collaborazione di Gary Linch, neurobiologo della Irvine University.

 

Il Synaptics I-1000, il primo microprocessore neurale, assomma l'elaborazione intuitiva del cervello di esseri viventi a quella tipica dei microprocessori, è concepito per riconoscere la scrittura manuale (per questo è utilizzato per il riconoscimento delle firme sugli assegni), è in grado di riconoscere 20 mila caratteri al secondo con un tasso di errore dello 0,005% e di interpretare immagini e segnali. Per la ricerca furono spesi 7 milioni di dollari. Il microprocessore è composto da tre parti, una sensoriale che simula la retina dell'occhio per catturare l'immagine del carattere, una digitale per interagire con il sistema informatico e una terza che riunisce le due capacità, che secondo Faggin sono quella intuitiva e quella logica che caratterizzano il cervello umano.

 La fisica

 

Riccardo Giacconi, premio Nobel italiano per la fisica nel 2002 per scoperte nel campo dell'astronomia a raggi X.

Ricercatore pionieristico, professore, direttore di importanti istituti astronomici nel mondo e scienziato laureato Nobel, protagonista della storia dell'astronomia.

Nato a Genova il 6 ottobre del 1931, Riccardo Giacconi ha preso il dottorato in fisica dei raggi cosmici all'università di Milano. Nel 1959 è entrato nell'ASE ("American Science and Engineering"), una compagnia privata di Cambridge (Massachussetts) con, a quell’epoca, ventotto impiegati. Dieci anni dopo, l'ASE aveva un personale di 500 unità e portava avanti ricerche spaziali commissionate e finanziate dal Dipartimento della Difesa USA e dalla Nasa. Con i suoi collaboratori sviluppò i primi telescopi per raggi X ad incidenza radente e riuscì a lanciarli a bordo di razzi.

In questo modo, nel 1962 scoprì Sco X-1, la prima sorgente extraterrestre nota di raggi X. Solo un anno dopo lo scienziato iniziò a progettare un satellite interamente dedicato allo studio delle sorgenti astronomiche altamente energetiche. Il satellite sarà costruito fra il '66 e il '70 e andrà in orbita nel 1970 dalla base S.Marco in Kenia. Questo paese aveva appena ottenuto l'indipendenza e per questo il satellite prese il nome di Uhuru ("Libertà" in swahili, la prima lingua del Kenia).

 

Il satellite Uhuru

 

Uhuru fu un successo per l'astronomia italiana e per la scienza in generale: attraverso una "survey", cioè una ricognizione a tappeto del cielo, furono infatti scoperte ben 339 "stelle" che emettevano raggi X. Fra queste la celebre Cygnus X-1. Tali osservazioni furono di così vasta portata che segnarono il record assoluto di citazioni su pubblicazioni scientifiche non solo per le scienze fisiche, ma per tutte le scienze naturali. Fu proprio grazie a questi risultati che un altro scienziato italiano (Remo Ruffini) potè interpretare alcune sorgenti come astri collassati identificando i primi candidati a buchi neri galattici.

In questo periodo Giacconi si interessò anche alle osservazioni solari nella banda dei raggi X del Sole che verranno effettuate per la prima volta con un telescopio portato a bordo dello Skylab, e allo sviluppo di un nuovo satellite per raggi X: chiamato1 nel 973 all'"Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics", guidò la costruzione del potente osservatorio HEAO-2, ribattezzato Telescopio Einstein e messo in orbita nel 1978.

 

Il satellite Einstein

 

Nel 1981, "inventata", sviluppata e portata a piena maturità l'astronomia a raggi X, Giacconi intraprende un nuovo iter di ricerca nell'astronomia ottica spaziale. In quell'anno diventava infatti il primo direttore dell'oggi notissimo "Space Telescope Institute" presso la John Hopkins University di Baltimora (USA) che forgiò personalmente ottenendo la completa responsabilita’ del Telescopio Spaziale per la gestione del telescopio e lo sviluppo di tutti i programmi di ricerca scientifica. Mantenne la carica presso il prestigioso Istituto fino al 1993 quando cambiò nuovamente il panorama delle sue occupazioni.

Fu sotto la guida di Giacconi che l'ESO ("European Southern Observatory") sviluppò e iniziò la costruzione del più grande interferometro ottico: il "Very Large Telescope", un insieme di 4 telescopi di 8.2 metri di diametro ognuno, capaci di lavorare anche insieme trasformandosi in un sistema con capacità di raccolta di luce pari a quella di un telescopio di 16 metri di diametro e con una risoluzione ben maggiore di quella di qualsiasi altro telescopio esistente.

Nel 1999 divenne presidente delle "Associated Universities" americane ed operatore del NRAO ("National Radio Astronomy Observatory").

Il Nobel durante una cerimonia accademica

In tutti questi anni che lo hanno visto leader mondiale nelle branche di ricerca cui si è dedicato, egli non solo non ha dimenticato la ricerca di base, cui ha dato contributi fondamentali pubblicando oltre 150 articoli scientifici, ma ha anche mantenuto un'importante attività didattica.

Fra le altre attività intraprese dallo scienziato italiano (ma di cittadinanza statunitense dal 1981) si annoverano la nomina a Professore di Astronomia presso l'università di Milano (1991) e la partecipazione al comitato presieduto da Carlo Rubbia per la Ricerca Spaziale Italiana (1995). La nomina del Premio Nobel per la Fisica nel 2002 è solo l'ultimo, e più autorevole, dei tanti riconoscimenti che hanno costellato la sua brillante carriera.

 

Dal popolo del fax alle comunità di Internet

 

Dagli anni Ottanta ai nostri giorni. L'Italia è fra le principali potenze mondiali e ogni sforzo è compiuto per disporre di una rete di telecomunicazioni tecnologicamente avanzata che consenta l'utilizzo di sempre nuovi mezzi di comunicazione alla portata di tutti. Si aprono nuovi scenari, anche con la fine del regime di monopolio e l'inizio della concorrenza nel settore.

 

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 4-

Da: Erminio Cioffi Squitieri [erminio@erminiocioffi.it]

 

Ciao Paolo,

ti invio in allegato il regolamento del diploma Habemus Papam organizzato dalla sezione ARI di Sala Consilina, in collaborazione con le sezioni ARI di Pozzuoli e Potenza. Il diploma si sovlgera' dal 23 al 30 Giugno.

Ti prego se possibile di pubblicarlo su una delle prossime uscite del Radiogiornale antecedenti la data del 23 giugno.

73 e grazie de IZ8AJQ Erminio

 

 

DIPLOMA “HABEMUS PAPAM”

 

La sezione A.R.I. di Sala Consilina in collaborazione con le sezione A.R.I. di Pozzuoli (Na) e di Potenza, istituisce il Diploma denominato “HABEMUS PAPAM”. Il diploma ha lo scopo di celebrare un evento storico di primaria importanza, ossia  l’elezione del nuovo Papa Joseph Ratzinger “Benedetto XVI”.

 

Partecipazione: E’ aperta a tutti gli OM ed SWL italiani e stranieri

Periodo: Dalle 00:00 UTC del 23 Giugno 2005 alle ore 23:59 UTC del 30 Giugno     2005.

Bande: HF

Modi: SSB, CW, Digitale

Punteggio: 2 punti per i collegamenti effettuati con i soci delle sezioni di Sala Consilina, Pozzuoli e  Potenza; 5 punti per i collegamenti effettuati con la stazione jolly; 10 punti per i  Collegamenti effettuati con la stazione IO8JR. Le suddette stazioni possono essere  collegate una sola volta al giorno per modo indipendentemente dalla banda.

Rapporti: Le stazioni appartenenti alle sezioni di Sala Consilina, Potenza e Pozzuoli passeranno  RS(T) e numero progressivo.

 

Richiesta diploma: Per poter richiedere il diploma sara’ necessario aver raggiunto 20 punti per gli  OM italiani, 15 punti per gli OM europei e 10 punti per gli OM extraeuropei.

Le richieste dovranno pervenire entro il 1° agosto 2005 allegando l’estratto log e la somma di 10 Euro all’indirizzo della sezione ARI di Sala Consilina,  Casella postale n.11, cap 84036 Sala Consilina (SA). Per qualsiasi informazione                              potete contattare l’award manager all’indirizzo: diplomapapa@libero.it

 

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Privati del diritto di voto

 

Caro Presidente

martedì mi è arrivato (via PPTT) il listato dei Soci della mia Sezione: con disappunto ho constatato che i "nuovi iscritti", istruiti ed accompagnati all'esame Ministeriale dall'impegno di molti soci di questa sezione, sono SENZA diritto di voto...!

 

Pur essendo stati pubblicati i loro nominativi sull'organo ufficiale mesi fa, si vengono a trovare nell'impossibilità di esprimere la preferenza circa l'"amministrazione" della NOSTRA Associazione ?!... Questo per l'impossibilità del attuale CDN di deliberare ?!

 

Vedo un ulteriore "crepa" nella CREDIBILITA' degli attuali amministratori dell'Associazione stessa !

 

Sono convinto che non sia una situazione solo della Sezione di Thiene... non ho altre parole... !  

 

Stai, e state, minando la disponibilità, e credibilità, di tanti soci, consiglieri, sindaci, vicepresidenti, presidenti e quant'altri a livello locale si stanno "dannando" per non far affondare quest'A.R.I. così mal "governata".

 

SInceramente sono dispiaciuto.

 

In Cc al direttivo nazionale e sindaci, in Ccn ai Soci della Sezione di Thiene, al Presidente del CRV, al Segretario CRV ed ad altri amici OM. 

 

73 de IW3HHN Marco            ( http://www.qsl.net/iw3hhn )
 
Presidente della Sezione A.
R.I. di Thiene "Luigi Campana"  http://www.qsl.net/ari-thiene
P.O. Box 52 36016 Thiene (VI)

 

Caro Presidente

e tutto il Consiglio Direttivo e Sindaci, nella ordinaria amministrazione dei componenti del C.D. rimasti in carica vi è l'ordinaria amministrazione, si suppone che l'approvazione degli elenchi dei " NUOVI ISCRITTI" sia un compito dell'ordinaria amministrazione, se no ! che valore hanno i nuovi iscritti? solo per le quote sociali ? e nessun diritto .......

Pertanto s'invita il Presidente e il consiglio dei Sindaci di dare i diritti sociali (diritto al voto referendario ) hai nuovi soci .

In attesa di una Vs. risposta in merito porgo i piu' distinti saluti.

ISØAGY Ampelio Melini  Presidente Sezione ARI QUARTU SANT' ELENA ( 0903 )

 

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 6-

TRASMISSIONI INTERNAZIONALI

IN LINGUA ITALIANA

Ultimo aggiornamento 4 aprile 2005  

Scheda valida dal 27 marzo 2005 fino al 30 ottobre 2005

 

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