Radiogiornale 159

 

Anno V – 28 giugno 2006

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PER PRELEVARE TUTTE LE COPIE

DEL RADIOGIORNALE

 

Sommario:

  1 – La risposta del Presidente dell’ARI I4AWX;

  2 – La Terra ha la febbre;

  3 – Il Radar italiano; 

  4 – La città futura;

  5 – Automobili a Idrogeno;

  6 – Attivazione nuovo DCI ARI Frascati;

  7 – A.R.D.F. Campionato di radiolocalizzazione;

  8 – Attenti al Bluetooth;

  9 – Cellulari usa e getta;

10 – Un po’ di buonumore;

11 – Radio Trasmittente tedesca S – B 1;

12 – Stazioni costiere italiane;

13 – Isoradio, la radio in macchina;

14 – Frequenze satelliti meteorologici;

15 – Mercatino radioamatoriale;

16 – Informazioni.

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1- 

Da: i4AW X [i4awx@email.it]

 

Dopo la lettera di Armando Mondello IW9ETQ

la risposta del Presidente dell’ARI I4AWX

 

Caro Armando,

Ringrazio Te e ringrazio il Radiogiornale, come sempre assai attento ai problemi "veri", e cioè quelli che interessano lo sviluppo del radiantismo in Italia.

La modifica che ha eliminato l'incompatibilità è stata approvata all'AG di Varese a larghissima maggioranza, il che conferma che questo era il desiderio ed il comune sentire della quasi totalità gli associati.

L'atteso cambiamento non potrà che portare cose buone in futuro, ne sono certo.

Con i migliori 73,

 

Luigi Belvederi, I4AWX

 

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 2-

Studio negli Stati Uniti, la National Academy of Sciences

ha ricostruito le temperature medie di ben due millenni

La Terra ha la febbre

"Mai così caldo in duemila anni"

 

La Terra ha la febbre: la sua temperatura, infatti, è la più alta degli ultimi duemila anni. E la colpa è degli uomini. Lo dimostra una ricerca della National Academy of Sciences, secondo la quale "le attività umane sono responsabili del surriscaldamento del pianeta".

 

L'istituto americano che ha ricostruito la media delle temperature degli ultimi duemila anni. Scoprendo che il surriscaldamento è un fenomeno recente, imputabile alla sempre maggiore produzione di gas serra. Ma non è solo il calore in sè a preoccupare gli scienziati, ma le sue conseguenze: un altro studio, della National Science Foundation, indica infatti il riscaldamento globale come colpevole di circa le metà degli uragani che si sono abbattuti sul Nord-Atlantico, nel corso del 2205.

 

Ma come hanno fatto gli scienziati a ricostruire le temperature di due millenni, senza che fossero disponibili dati che si possono ottenere soltanto oggi, grazie agli strumenti moderni? Per riuscirci, l'istituto ha creato un team di 12 esperti di climatologia che hanno studiato gli anelli degli alberi, i coralli marini, sedimenti lacustri e ghiacciai.

 

Così gli scienziati hanno combinato i dati raccolti e hanno concluso, "con un alto indice di sicurezza, che gli ultimi decenni del ventesimo secolo sono stati i più caldi degli ultimi 400 anni e potenzialmente degli ultimi millenni". Anche se, hanno ammesso, un'analoga ondata di calore c'è stata anche intorno all'anno Mille.

 

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 3-

Purtroppo arrivò troppo tardi per difenderci dagli anglo-americani

 al fronte e nelle città morti e distruzioni erano ormai immani!

IL RADAR ITALIANO

Lince Lontano (Lince Grande)

 

Prototipo di radar rotante costruito dalle Officine S.Giorgio di Pistoia

 

L' idea di concepire sistemi per la rilevazione di oggetti mediante radioonde fu intuita fin dai primi anni del nostro secolo. Dagli studi di Hertz sulle onde elettromagnetiche alle prime esperienze di Hulsmeyer attraverso i primi esperimenti compiuti nel 1931 negli Stati Uniti e in Inghilterra, si giunse infine alle prime applicazioni pratiche nel 1940 in Gran Bretagna influenzate ed accelerate daeli eventi bellici.

In Italia fu Marconi a suggerire nel 1922 la possibilità di utilizzare le onde corte per il radiorilevamento di oggetti e nel 1933 eseguì alcuni esperimenti presso Roma alla presenza delle piu' alte cariche militari. Le ricerche continuarono a cura dell'Istituto Superiore delle Trasmissioni del Genio ma non con l'impegno e i fondi stanziati, nello stesso periodo nei paesi anglosassoni e in Germania. Nel nostro Paesesi svolsero' cosi' ricerche di limitata entita' cercando di acquisire nel frattempo dati ed informazioni sugli studi in atto nelle altre nazioni. Fu anche deciso di impegnare nella ricerca la Marina Militare poichè si individuò nelle artiglierie navali il principale campo di applicazione del radar, ma la Marina non accolse la proposta di rinunciare alla costruzione di un incrociatore per devolvere alle ricerche sul radar le somme così risparmiate. Si giunse così, a guerra iniziata, alle prime indirette rivelazioni sull'esistenza del radar sulle navi inglesi in conseguenza degli scontri navali notturni che si risolvevano inspiegabilmente a favore delle navi alleate. Furono in particolare le due battaglie del 12 ottobre l940, in cui gli italiani persero tre unità e gli inglesi nessuna, e di Capo Matapan del 29 marzo 1941 risoltasi in un'ecatombe di navi italiane, che fecero riprendere gli studi sul radar e ne accelerarono i tentativi di applicazione pratica. Ad essi contribuì, fra l'altro, la caduta in mano italotedesca nel giugno 1942 della città libica di Tobruch ove, insieme a grandi quantità di materiale bellico, furono rinvenuti anche alcuni modelli di radar terrestri inglesi. A questi tentativi e a queste ricerche, in parte italiane e in parte derivate dai modelli inglesi, è collegato un momento della vita e della produzione delle Officine Meccaniche San Giorgio di Pistoia, alle quali fu commissionata, nel 1942, la realizzazione di due prototipi di radar terrestri da installare sulle coste e nei pressi degli aeroporti in funzione antiaerea. La scelta non era casuale poichè le Officine facevano parte del gruppo San Giorgio di Genova che fin dagli anni precedenti alla prima guerra mondiale si era dedicato alla produzione di sistemi ottici e di puntamento per la Marina Militare. Nel periodo tra le due guerre la produzione si era ancor più specializzata comprendendo dai semplici cannocchiali ai collimatori per aerei, ai congegni di puntamento e di mira per complessi navali, ai telemetri a coincidenza e stereoscopici antiaerei fino alle centrali automatiche antiaeree e navali. Sulla base di queste esperienze nel 1942 fu costituito un pool d'aziende costituito dalla Borletti di Milano, dalla Galileo di Firenze e dalla San Giorgio di Genova, denominato BGS, per la costruzione di radar e la San Giorgio destinò la produzione alle sue officine pistoiesi. La Galileo aveva la funzione di capofila e il suo Ufficio Studi elaborava i disegni dei progetti mentre Borletti e San Giorgio avevano il compito della realizzazione pratica dei primi quantitativi, circa venti, di due tipi di radar.

I prototipi furono denominati "Lince piccolo" o vicino e "Lince grande" o lontano e distinti in base alla distanza massima su cui operavano. Il Lince piccolo, di tipo parabolico, operava fino a 60 chilometri di distanza, era di studio e progettazione italiana e fu completato alla fine del 1942. I1 Lince grande, di tipo a piastra rotante, operava fino a 120 chilometri di distanza e i suoi disegni erano stati copiati dal modello inglese rinvenuto a Tobruch. L'apparecchiatura fu portata in Italia, smontata e riprogettata e della sua lavorazione nelle Officine San Giorgio rimangono la documentazione fotografica dell'unico esemplare parzialmente realizzato e una circostanziata testimonianza del tecnico incaricato alla lavorazione, Alfiero Santini, esponente, fra l'altro, dell'organizzazione clandestina antifascista di fabbrica. La produzione iniziò nel febbraio 1943 e prevedeva un sistema di difesa contraerea basato sull'uso del Lince lontano posto sulla costa per l'avvistamento degli aerei fin da 120 chilometri e in collegamento sia con le centrali di tiro delle navi

Lince Vicino (Lince Piccolo): radar di tipo parabolico che con il Lince vicino posizionato all'interno del territorio nei pressi degli aeroporti. I due apparecchi erano quindi complementari e l'aereo individuato dal primo veniva consegnato all'altro che ne proseguiva l'individuazione fino all'abbattimento. Dei due il Lince lontano aveva una struttura decisamente complessa ed avanzata ed era costituito da una cabina poggiata su quattro zampe ruotante a 360 gradi e delle dimensioni di circa m. 3 x 6 x 6. A1 di sopra di essa era posta un'antenna ruotante a 180 gradi costituita da una lamina d'alluminio traforata e recante 48 bipoli con punta in argento; la lamina era incernierata nel punto più alto ed era dotata di due bilancieri in basso. All'interno della cabina un operatore princiaple e due collaboratori operavano con un'apparecchiatura elettrica costruita dalla SAFAT e con un apparecchio scompositore quota-distanza denominato ALIDADA che forniva tutti i dati sugli aeroplani in volo. I lavori procedettero con regolarità e speditezza se si pensa che le foto documentano lo stato del radar all'agosto 1943 e la caduta del Fascismo nel luglio non modificò i piani di lavoro. L'armistizio dell'8 settembre e la successiva occupazione tedesca dello stabilimento portarono invece a un rallentamento dei lavori boicottati, come tutta la produzione, dall'opposizione di fabbrica. Così mentre il Lince piccolo fu sperimentato nei primi mesi del 1943 all'aeroporto di Novara, la produzione del Lince grande fu interrotta, quando mancava solo da posizionare l'apparecchiatura elettrica, dai bombardamenti alleati su Pistoia che nel Gennaio 1944 distrussero lo stabilimento San Giorgio. Nel successivo trasferimento per opera dei tedeschi degli impianti nel nord Italia il radar, per le sue dimensioni, non fu spostato, rimase nei capannoni ormai ridotti in macerie e fu smontato al momento della ripresa dell'attività alla fine del 1944. Si concludeva così un capitolo della ricerca e della tecnologia italiana sul radar che si sarebbe riaperto con altri risultati ed impieghi nell'Italia del dopoguerra.

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 4-

Il petrolio sta finendo!

LA CITTA’ FUTURA

 

H2pia, la città che non inquina. Il suo unico tesoro è l'idrogeno

Completamente sostenibile, sorgerà nel 2007 in Danimarca

Un circuito virtuoso basato sull'energia pulita e rinnovabile

 

H2PIA è una città nella quale gli abitanti producono da soli l'energia che consumano, una comunità di individui che vivono di idrogeno e che dividono spazi comuni nei quali creano, immagazzinano e consumano energia pulita e rinnovabile. H2PIA è la prima città al mondo interamente ad idrogeno, un'isola felice, e anche un progetto da realizzare. Un'utopia? Sembrerebbe di no: la costruzione di questa città prenderà il via nel 2007 in Danimarca ma il luogo esatto è ancora da decidere.

 

Pensate che sia un progetto visionario che in fondo non vi riguarda? Forse è utile ricordare che nel 2023 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare di circa il 24% e il numero di autovetture presenti sul territorio globale crescerà del 50%. La produzione di petrolio necessaria a soddisfare una tendenza di questo tipo dovrebbe quindi salire del 66%. Uno scenario che inevitabilmente imporrà delle scelte.

H2PIA è un esempio di quelle che si definiscono città sostenibili, ovvero luoghi destinati ad assicurare un benessere bilanciato fra consumo e inquinamento, e basa il suo funzionamento sul combustibile del futuro: l'idrogeno. La sua applicazione più diretta avviene tramite le celle a combustibile, dall'inglese fuel-cell, o pile combustibili, dispositivi elettrochimici che permettono di ottenere elettricità da idrogeno ed ossigeno senza nessun processo di combustione termica. Gli unici sottoprodotti del processo sono acqua e calore.

 

L'intera struttura di H2PIA funziona attraverso le pile combustibili consentendo così di ridurre le emissioni di anidride carbonica, di sopperire alla crescente crisi del petrolio, al conseguente e vertiginoso aumento dei prezzi e di arginare le lobby delle nazioni che lo producono. Le celle a combustibile esistono già a partire dagli anni Novanta e vengono utilizzate nei sistemi di riscaldamento, ecco perché la sfida di H2PIA non sembra poi così utopistica.

 

Il progetto prevede la realizzazione di un'intera comunità urbana - composta da abitazioni, uffici, negozi ed automobili - abitata da cittadini comuni che hanno scelto di vivere in una società non inquinata. Le infrastrutture saranno concepite e costruite in una nuova formula per permettere alla migliore tradizione architettonica di abbracciare le esigenze che le tecnologie ad idrogeno comportano.

 

Ecco spiegato perché H2PIA non ha proprio la struttura di una città ordinaria. Si compone infatti di diverse unità e nuclei abitativi. Il centro nevralgico della città è H2PIA Public. Immediatamente fuori dal centro urbano vengono posizionati pannelli solari e turbine a vento che forniscono energia ed idrogeno per la città. L'energia rinnovabile, solare ed eolica, viene distribuita direttamente agli abitanti. Quella in eccesso viene immagazzinata per essere poi trasformata in idrogeno quando sole e vento scarseggiano. Public è proprio il luogo dove avviene questa trasformazione, è lo svincolo per l'acquisto, la produzione e la distribuzione di idrogeno ed energia. Contiene una centrale di riscaldamento combinato e un impianto di produzione elettrica fatto di celle a combustibile. Qui è possibile anche fare il pieno di idrogeno per le automobili che sfruttano l'impianto a fuel cell. Altro luogo importante della città è H2PIA Share dove si trovano negozi, uffici pubblici e aree di ricreazione. Rappresenta il borgo della città, il villaggio commerciale.

 

Per quanto riguarda le zone residenziali queste vengono divise in tre categorie a seconda delle esigenze degli abitanti: Villa Unplugged, letteralmente abitazione staccata, è destinata alle famiglie che amano la libertà e la versatilità. La casa non è allacciata alla centrale elettrica cittadina, sono gli stessi abitanti a gestire la produzione d'idrogeno destinato al riscaldamento domestico e all'alimentazione delle automobili. Il nucleo abitativo si trova in campagna per permettere di sfruttare la natura e gli spazi aperti.

 

Succede il contrario ai residenti di Villa Plugged, che non devono preoccuparsi della produzione di energia dato che possono sfruttare al 100% quella prodotta dalla centrale situata in H2PIA Public. Gli abitanti di Plugged sono prevalentemente giovani.

 

La terza e ultima soluzione abitativa è Villa Hybrid che, come dice il nome, è la fusione delle due proposte precedenti. I residenti di Hybrid possono scegliere di produrre autonomamente la propria energia o di connettersi alla rete centrale. Le abitazioni sono lussuose, panoramiche e destinate a famiglie benestanti che utilizzano prevalentemente auto ad idrogeno che, anche da ferme, producono idrogeno che inviano alla centrale tramite dei condotti. Per questo Villa Hybrid può garantire riserve di energia all'intera città in caso di bisogno.

 

Dietro al progetto di H2PIA si nasconde un team di giovani aziende e di istituzioni danesi che condivide una visione comune di società. Una società basata sul principio di libertà, dove gli abitanti non dipendano dal petrolio, e si servano di energia pulita, ovvero l'idrogeno è prodotto da sole e vento. Una società dove prevalga la creatività, in cui pubblico e privato sperimentano soluzioni ecologiche. H2PIA è un progetto che cerca di espandersi rapidamente verso un panorama internazionale, cercando di abbracciare l'intenzione dichiarata dai paesi industrializzati di muoversi verso la cosiddetta economia dell'idrogeno. Una missione decisamente difficile, se non impossibile. Loro intanto ci provano.

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 5-

Presto in circolazione i primi prototipi

AUTOMOBILI A IDROGENO

L'idrogeno come carburante delle automobili del prossimo futuro. Cominciamo subito col dire che non si tratta di una fonte d'energia bensì di un vettore energetico, già utilizzato come propellente per le navicelle spaziali. Sulla Terra l'idrogeno non è presente allo stato puro ma legato in composti come l'acqua e gli idrocarburi. Deve quindi essere prodotto tramite reforming o elettrolisi.

 

Quando saranno vendute le prime automobili a idrogeno? Nei prossimi cinque anni vedremo in circolazione le prime automobili ibride a idrogeno, è di questa idea l'economista statunitense Jeremy Rifkin. Secondo l'economista, la concentrazione del petrolio in aree geopolitiche instabili, la sua futura scarsità e il crescente problema dello smog cittadino spingeranno ad accelerare l'introduzione dell'idrogeno come carburante "sostenibile". Le case automobilistiche hanno investito soprattutto sulla tecnologia fuel cell, speciali sistemi a celle di combustione da cui scaturisce l'energia elettrica per muovere i veicoli con motore elettrico. Fa eccezione soltanto la casa tedesca BMW che ha avviato la progettazione e la produzione delle automobili a combustione diretta di idrogeno, annunciando anche la commercializzazione in forma ibrida entro il 2007. General Motors prevede invece l'inizio della commercializzazione dei primi modelli a idrogeno a partire dal 2010.

 

Le automobili a idrogeno non inquinano. Da un punto di vista ambientale le automobili a idrogeno hanno il grande vantaggio di non avere emissioni inquinanti ma soltanto vapore acqueo. Saranno la soluzione definitiva ai problemi dello smog urbano e del conseguente impatto sulla salute dei cittadini.

 

Come sarà prodotto l'idrogeno? Oltre ai viaggi spaziali l'idrogeno ha trovato applicazione nella produzione dell'ammoniaca e del gas di città. Con molta probabilità questi settori industriali saranno quelli privilegiati ad ospitare la filiera produttiva dell'idrogeno. Nel reforming l'idrogeno viene estratto dai combustibili fossili producendo però in forma concentrata le emissioni inquinanti evitate dallo scarico delle automobili. L'altra strada per produrre idrogeno è il processo di elettrolisi per scindere l'acqua in atomi di idrogeno e di ossigeno. Quest'ultimo processo produttivo non è inquinante ma richiede una grande quantità di energia per funzionare. In base alle indiscrezioni dei governi l'energia per l'elettrolisi potrebbe essere fornita dalle centrali nucleari e dalle energie rinnovabili in modo pulito. In entrambi i casi si evitano emissioni di gas serra in atmosfera.

 

La distribuzione delle stazioni di servizio a idrogeno. Un aspetto critico per la diffusione dell'idrogeno come carburante sarà l'adeguamento della rete distributiva. Fin quando non esisteranno stazioni di servizio a idrogeno sarà poco probabile che decolli il mercato delle automobili Hydrogen pure se in presenza di prodotti tecnologicamente competitivi. La creazione, o più realisticamente l'adeguamento, della rete potrebbe diventare un vincolo non indifferente per la diffusione della mobilità tramite idrogeno. Shell completerà la conversione delle stazioni di servizio alla distribuzione capillare dell'idrogeno tra il 2015 e il 2025. Questa osservazione rafforza l'idea che la futura filiera produttiva dell'idrogeno vedrà privilegiare soprattutto il settore petrolchimico da cui dipende l'attuale distribuzione delle stazioni di servizio.

 

In conclusione dovremo pertanto attendere pochi anni per guidare un'automobile a idrogeno. Per una completa sostituzione del parco circolante saranno necessari diversi decenni in cui vedremo circolare contemporaneamente automobili a idrogeno, gas GPL o metano, benzina, diesel e biodiesel.

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 6-

Da: ik0zcw Alberto [ik0zcw@virgilio.it]

 

 ATTIVAZIONE NUOVO DCI

ARI FRASCATI

 

 

Sopra la foto della Torre di Monte San Giovanni in Sabina DCI-RI077 IQ0FR/p attivata domenica 11 Giugno 2006 dalla sezione A.R.I. di Frascati con nominativo IQ0FR/p operatori: I0DJV Aldo. IK0ZCW Alberto, IW0GBO Franco, I0PNM Massimo, IZ0FBN Claudio, IZ0GRR Davide, IW0HOE Fabrizio, IW0BMC Franco, IK0LKM Aulo.

 

 

La foto all'arrivo a Monte San Giovanni in Sabina RI 11/6/2006 da sinistra a destra: IK0ZCW, IW0GBO, IZ0FBN, I0DJV, IZ0FVD, IW0HOE

 

'73 IK0ZCW Alberto Devitofrancesco consigliere A.R.I. 00.05 sezione di Frascati www.arifrascati.it  www.radiomercato.com Forum Radio e Accessori

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 A.R.D.F.

 

Campionato di Radiolocalizzazione

Lombardia – Piemonte – Canton Ticino