Radiogiornale

Viene inviato come e-mail a  circa 12.000 utenti

ed è prelevato da moltissimi altri nel sito http://www.radiogiornale.org

Numero 185 - Anno VI – 20 Ottobre 2007

Per comunicazioni: radiogiornale@fastwebnet.it

 Collaborate, inviate i vostri articoli

 

 

Luci al Colosseo contro la pena di morte. L'anfiteatro illuminato a giorno a sostegno di una moratoria universale. "Un monito che Roma lancia al mondo"

Roma capitale della pace e della non violenza. Con il Colosseo illuminato a sostegno dell'impegno per una moratoria universale dell'Onu contro la pena di morte. Una luce più intensa rispetto a quella che normalmente colora l'anfiteatro Flavio ha preso lentamente vivacità davanti a migliaia di romani e turisti. Un messaggio al mondo, da uno dei luoghi più simbolici del pianeta. Da tempo, a Roma, il Colosseo viene "acceso" quando uno Stato abolisce la pena capitale oppure quando per un qualsiasi condannato questa viene commutata in ergastolo.

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 

Sommario:

  1. “Molto rumore per nulla”;
  2. A.R.I.: le decisioni del Prefetto:
  3. La crisi dell’A.R.I. nelle parole di Luigi Belvederi al 1° ARISTABIA DAY;
  4. Lettera:“bisogna cambiare lo Statuto”;
  5. L’A.R.I. nel terzo millennio;
  6. Stupefacente affermazione: “Internet e il PC portano via gli iscritti all’A.R.I.;
  7. Monte del Giogo: dicerie e verità;
  8. Una petizione importante per salvare la Fondazione Marconi;
  9. Sputnik-1 Day;
  10. TLC, nuove misure a tutela dei disabili;
  11. Studio shock sull’uso dei cellulari;
  12. Il Nobel ai padri dell’hard disk;
  13. Fiere e mostre;
  14. Radio Romania Internazionale, rubrica dx;
  15. Addio Onde Corte RAI;
  16. Detrazione per televisori digitali;
  17. Diploma Internazionale “Loano Elettra”;
  18. Mamme vestite di rame;
  19. Pistoia: 2° Mercatino di scambio ad Agliara;
  20. Rubano migliaia di Pannelli solari all’ENEL;
  21. Belle QSL di conferma;
  22. Lettura (Reading);
  23. Come sconfiggere la pirateria radio;
  24. Arriva la t-Shirt “Wi-Fi”;
  25. A Varese la prima condanna per phishing;
  26. ERA Magazine;
  27. Mercatino radioamatoriale;
  28. Informazioni

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 1.

"Molto rumore per nulla"

 

Come quasi tutte le commedie di Shakespeare, "Molto rumore per nulla" racconta una storia dove i personaggi sembrano come guidati da una specie di furia torrida, una sorta di pazzia estiva.

Abbiamo voluto richiamarci a Shakespeare perché abbiamo trovato molte attinenze con le incredibili vicende di Bologna dove l’Assemblea dell’A.R.I. formata anche da persone che non avevano titolo a parteciparvi (che oggi si tenta in modo disperato di legalizzarne la partecipazione con un atto postumo di nessun valore legale) non solo non ha voluto ne approvare, ne respingere i Bilanci, ma si è perfino rifiutata di leggerli!

Come nella commedia di Shakespeare anche l’Assemblea dell’A.R.I. è avvenuta nella torrida estate e chi lo sa che non sia stato proprio il caldo opprimente ad aver indotto i convenuti ad un comportamento così stravagante e rinunciatario.

 Fatto sta, stando alle risultanze di quanto deciso dalla Prefettura di Milano, che si è fatto solo molto rumore per nulla, dichiarando in pratica la propria incapacità ad esaminare un bilancio tanto di dover subire l’onta di cedere questa prerogativa al Prefetto. Insomma si pensava di fare un dispetto agli altri e invece il dispetto lo si è fatto a se stessi, dimostrando ufficialmente la scarsa preparazione per affrontare problemi del genere.

Come si vedrà più sotto, non solo l’estemporanea azione compiuta a Bologna non ha sortito gli effetti sperati da qualcuno, in quanto, su decisione del Prefetto le cose rimangono sostanzialmente come stavano, ma si impone una seria riflessione sullo Statuto per formare in futuro organismi VERAMENTE RAPPRESENTATIVI DEI SOCI, che abbiano la “maturità e la capacità” necessarie per gestire da soli le materie che sono loro demandate, senza aver bisogno di rivolgersi al Nume Tutelare, il Prefetto, perché legga ed esamini lui i Bilanci.

Tutta questa incredibile vicenda estiva che doveva servire evidentemente a qualcuno per consumare nella sua testa ritorsioni dovute evidentemente al fatto che non si erano mai accettati i risultati delle ultime votazioni e vi era pendente inoltre la situazione della Protezione Civile, ha ottenuto l’unico risultato di colpire duramente il prestigio dell’A.R.I., non solo nel mondo dei Radioamatori, anche all’estero, ma soprattutto tra le Istituzioni e questo è avvenuto per la prima volta in 80 anni!

E oggi scendono in campo, senza avere nessun titolo legale per farlo, perfino gli amministratori della Ediradio in veste di poco credibili “censori” che ovviamente non hanno possibilità di interferire statutariamente sulle scelte editoriali dell’A.R.I. e dei suoi organi di informazione, che evidentemente spettano all’A.R.I. e non ad altri! Ma evidentemente tutto fa brodo per i fini che qualcuno si prefigge!

Complimenti !

 Intanto, l’esercito dei Boiardi in ritirata, come fanno tutti gli eserciti invasori in fuga, cerca con odio di distruggere tutto alle sue spalle, compresa quindi forse incosciamente anche l’Associazione, ma nonostante tanto inusitato veleno che viene diffuso a larghe mani, evidentemente per un fine ben preciso, ormai fin troppo chiaro, (cui prodest?) i fatti dimostrano la falsità di tante affermazioni, perché le cose non sono andate poi così male  per l’A.R.I se si considera che, dopo tante perdite degli scorsi anni si è invertita la tendenza e l’anno si è concluso con ben 1.500 iscritti in più, con un introito di 87.000 Euro dovuto al volontario versamento del 5 per mille, (quindi tantissimi sottoscrittori che hanno avuto fiducia nell’A.R.I e nel suo gruppo dirigente) e con un attivo di circa 60.000 Euro. Tutte cose che l’Assemblea di Bologna ha avuto paura di conoscere dato quel che bolliva in pentola!

 

 leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 2.

A.R.I.

le decisioni della Prefettura

 

1)    Le votazioni avverranno alla scadenza naturale;

2)    Viene nominato un Commissario ad acta che si pronuncerà sui bilanci che l’Assemblea di Bologna non aveva voluto nemmeno guardare;

3)    I Consiglieri dimissionari, come previsto dalla Legge, vengono reintegrati.

 

 

Ai Presidenti Comitati Regionali ARI

Loro e-mail

 

Ai Presidenti Sezioni ARI

Loro e-mail

 

 

                                                                                          Milano 02/10/07

                                                                                          Circolare C.R. 13/07 – Sez. 10/07   

 

                                                                                                                                                                                                                            

     Come è noto, a seguito della non approvazione del Bilancio Consuntivo 2006 e delle conseguenti dimissioni del Presidente Belvederi e del Segretario Generale Cavicchioli, in data 28 luglio – dopo aver sentito il parere dell’Avv. Baccani, legale del Consiglio Direttivo – venne indetta una riunione di C.D.N. con il seguente O.d.G.: 1) Dimissioni Consiglieri: 2) Esiti A.G.N. 2007.

 

     Come si evince dalla relazione a firma di tutti i presenti, ovvero i Consiglieri Ambrosi, Pregliasco e Sanna e il Sindaco Villoresi (vedi pag. Radiorivista 09/07), tale riunione non raggiunse il quorum strutturale fissato dall’art. 26 dello Statuto (per la validità delle adunanze del Consiglio è richiesta la presenza di almeno cinque membri) e, pertanto, nonostante la volontà dei Consiglieri presenti, non fu tecnicamente possibile assumere alcun provvedimento deliberativo valido.

 

     Per la prima volta nella sua storia, l’Associazione si è quindi trovata nella necessità tecnica di dover interessare la Prefettura, trovandosi con un Consiglio Direttivo in difetto di potere, in astratto e in concreto. Infatti davanti a scadenze da rispettare e impegni da assolvere, non era più possibile attendere decisioni di che non voleva o non poteva assumerle.

 

      Con queste premesse, che hanno caratterizzato il dibattito degli ultimi mesi della vita associativa, in data odierna presso i locali della Prefettura di Milano si è svolta una riunione congiunta tra il Vice Prefetto Vicario, la Dott.essa Aversa e la Dott.essa Greco e, in rappresentanza dell’Associazione, il Vice Presidente Sanna e il Presidente del CR Lazio, Martini.

 

     Nel corso della riunione, svoltasi in un clima cordiale e collaborativi, sono stati esaminati in modo approfondito e con l’obiettivo di individuare soluzioni capaci di ridare slancio all’azione associativa, tutti gli aspetti tecnici e politici che hanno portato alla situazione attuale. E stato evidenziato come il Vigente Statuto non offre una “valvola di sicurezza” per situazioni limite, ovvero la totale mancanza di strumenti per far fronte alla situazione di stallo venutasi a creare. Particolare attenzione è stata rivolta alla responsabilità dei singoli Consiglieri e alle ripercussioni sulla vita del C.D.N. e, di riflesso, dell’Associazione tutta.

 

     Il confronto ha evidenziato la necessità di mettere a punto un metodo capace di garantire la piena condivisione dei provvedimenti fra tutte le componenti interessate a favorire la partecipazione di tutte le componenti attive ai processi decisionali fondamentali. Tali problematiche di metodo pongono al centro dell’azione  il Consiglio Direttivo che non potrà non tenere nella giusta considerazione le istanze del Corpo Sociale.

 

     Sin da subito si è convenuto sulla necessità di individuare ogni soluzione possibile per consentire alla nostra Associazione, che come è stato ricordato quest’anno celebra l’ottantesimo anniversario, per consentire la miglior conduzione su presupposti di stabilità e certezze amministrative.

 

     Tutti i presenti hanno accolto favorevolmente la proposta del Vice Prefetto Vicario che prevede:

 

* Un Commissario ad acta con nomina prefettizia con il compito di analizzare la contabilità associativa e, in particolare, di pronunciarsi sul Bilancio Consuntivo 2006 e il Bilancio di Previsione 2007 con compito di analizzare la contabilità e di verificare eventuali azioni di responsabilità. Il Commissario ad acta è una figura creata giurisprudenzialmente per meglio tutelare l’interresse del soggetto ricorrente ai fini di emanare un provvedimento che avrebbe dovuto essere emesso dall’Ente stesso (attraverso i suoi Organi), ma che a ciò non ha provveduto e, pertanto, la decisione che ne scaturirà sarà da intendersi vincolante per l’Associazione.

 

* Riunione del Consiglio Direttivo Nazionale, con l’invito anche ai Consiglieri dimissionari, così come previsto dalla Legge, che avrà luogo presso i locali della stessa Prefettura di Milano. Compito primo del C.D.N. sarà quello di indire le votazioni per il rinnovo dell’intero Consiglio, tenendo come riferimento la scadenza naturale del mandato degli attuali Amministratori.

 

* Riunione in Prefettura mercoledì 10 ottobre c.m. per definire gli aspetti tecnici, per la messa in atto dei Punti 1 e 2.

 

     Con la consapevolezza che stiamo vivendo un periodo d’eccezionale importanza che potrebbe portare a una trasformazione in positivo, ma anche rischiare un sensibile ridimensionamento qualitativo e quantitativo del nostro Sodalizio, si desidera invitare gli Organi periferici al massimo rispetto dello Statuto e dei vigenti Regolamenti, perché solo in questo modo potremmo assicurare un’immagine solida, fondata su presupposti sani e trasparenti.

 

     Se vogliamo veramente dimostrare il nostro attaccamento all’A.R.I., così come tante volte abbiamo detto, i prossimi mesi rappresenteranno un’occasione da non perdere per riaffermare la credibilità della nostra Associazione e gettare le basi per un futuro migliore e meno travagliato.

 

     Grazie per l’attenzione.

  

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 3.

Dalla Sezione ARI di Castellammare di Stabia

 

LA CRISI DELL’A.R.I.

NELLE PAROLE DI LUIGI BELVEDERI

AL 1° ARISTABIA DAY

 

Luigi Belvederi ha consegnato un incredibile attestato di stima alla sezione ARI di Castellammare di Stabia presenziando al 1° ARISTABIA DAY, svoltosi il 7 ottobre 2007, ma soprattutto perché, dopo alcuni mesi di silenzio, ha scelto proprio la “città delle acque” per rappresentare pubblicamente le motivazioni di fondo che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni da Presidente Nazionale dell’ARI in un autorevole, accorato e lucido excursus sugli ultimi eventi associativi.

Nell’intento di offrire un servizio ai lettori, scevro da considerazioni personali o di parte e soprattutto nell’intento di illuminare i tanti soci che ancora “brancolano nel buio più totale” viene presentata una mera sintesi delle cose dette da I4AWX.

 

“L’ultimo Consiglio Direttivo Nazionale è stato eletto nell’ottobre 2005 dopo tanti anni “molto particolari” della nostra associazione e si è trovato nella medesima situazione di chi si avvicina ad un’autovettura parcheggiata in garage per troppo tempo con il motore fermo e cerca di metterla in moto.

La nostra associazione, infatti, veniva da un periodo di polemiche di oltre 20 anni con alla guida un’alternanza di persone che erano quasi sempre le stesse.

Vi era, poi, un altro dato oggettivo: il costante decremento dei soci passati da circa 20.000 a circa 10.000 laddove quest’ultima costituisce la soglia critica al di sotto della quale sorge l’esigenza di una rivisitazione organizzativa.

Molte sono state le attività svolte dal nuovo C.D.: l’accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione che sta portando nuovi soci, l’iniziativa del Monte Giogo, l’inserimento di 30 anni di Radio Rivista nel sito, la segreteria telematica, la STR, il progetto Rete Italia e tante altre cose.

Il tutto nell’ambito di quella missione che deve avere un Consiglio Direttivo e cioè catalizzare, raccogliere e coordinare le iniziative, gli entusiasmi e le potenzialità dei soci per dare loro la possibilità di esprimersi al meglio. E questo senza gestione alcuna del potere.

Dopo il primo anno di attività siamo pervenuti all’inversione di tendenza sugli iscritti: infatti abbiamo riscontrato un +2,8% rispetto all’anno precedente che in termini assoluti significa un incremento di circa 1.500 soci.

Quando siamo partiti abbiamo fatto un bilancio finanziario alquanto stretto….poi accortici delle maggiori esigenze abbiamo chiesto e siamo stati autorizzati dall’Assemblea a prelevare alcune somme dal notevole fondo ARI esistente. Quindi rispetto al preventivo abbiamo speso qualcosa in più: circa 47.000 euro. Ma ciò è stato fatto per iniziative regolarmente precisate e documentate nel bilancio consuntivo.

In maniera innegabile durante questi 18 mesi di gestione abbiamo pestato i piedi ad alcune realtà locali in relazione a finanziamenti che normalmente vengono elargiti per attività legate alla Protezione Civile e che, purtroppo, non si riesce a coordinare a livello nazionale così come, invece, si dovrebbe. Il problema è che quando qualcuno ci prova si incontrano delle resistenze. Speriamo che un aiuto in tal senso in futuro ci venga dallo Stato con una propria specifica legiferazione nonché con alcune modifiche che potremo fare al regolamento ARI RE.

Abbiamo altresì pestato i piedi ad alcune persone che non avendo ottenuto il previsto riscontro elettorale hanno cominciato una sistematica azione di critica verso il nuovo che di per se è legittima ma solo quando è costruttiva.

In queste condizioni siamo arrivati all’Assemblea di Varese.

Ma prima di detta assemblea alcuni soci hanno esercitato il diritto di verificare alcuni documenti contabili in maniera molto penetrante e successivamente nel corso della riunione hanno sollevato alcune contestazioni (il bilancio non quadrava rispetto alla contabilità, il saldo era diverso da quello evidenziato nella contabilità, eccetera). A quel punto abbiamo deciso di fare chiarezza affidando ad uno studio esterno, che nulla aveva a che fare con l’ARI, il compito di controllare il bilancio per una eventuale sua revisione, se necessario. Lo Studio in questione, dopo una attenta verifica, ha sancito nella sostanza la perfetta regolarità del bilancio evidenziando che, per il tipo di obblighi statutari del nostro sodalizio, il bilancio era fin troppo puntuale e circostanziato nelle sue voci. Quindi abbiamo deciso di presentarci all’Assemblea del 30 giugno 2007 senza alcune revisione contabile del bilancio.

All’Assemblea, invece, ci sono state delle irregolarità: preliminarmente, infatti, abbiamo chiesto ai Sindaci di verificare i poteri dei rappresentanti ma questi non lo hanno fatto. Alla riunione hanno partecipato alcune persone che o non avevano la delega o che avevano delle sub deleghe illegittime in quanto il delegato non può delegare. Inoltre alcuni rappresentanti avevano il mandato per votare in un senso ed hanno votato in un altro.

Ad un certo punto, poi, il Segretario Nazionale ha rappresentato all’Assemblea l’opportunità di discutere in maniera approfondita sulle varie problematiche ivi compreso sui rilievi effettuati sul bilancio per fornire ogni più utile controdeduzione e passare, solo successivamente, in maniera democratica, alle votazioni.

Ma l’Assemblea su questa metodologia ha espresso un forte parere contrario manifestando la volontà di non discutere né di questioni associative né tanto meno di bilancio limitandosi, pertanto, ad un chiaro e pregiudiziale voto negativo di valenza politica.

Dopo una breve pausa, nel riprendere i lavori ho fatto presente ai convenuti che la situazione venutasi a determinare era a mio avviso inaccettabile perché fare il Presidente dell’ARI per me significava, invece, dare l’opportunità ai radioamatori di elevare la propria passione e la propria specificità tecnica. Inoltre ho fatto presente che un’associazione con una costante perdita di 1.000 soci all’anno senza valide attività era metaforicamente paragonabile ad un pachiderma e non si addiceva alla mia persona ed alle mie idee.

Per tutto questo mi sono sentito profondamente deluso da un’assemblea che con il radiantismo non aveva nulla a che fare. Ecco che quindi ad un no politico sorgeva l’esigenza di rispondere con un chiarimento di fondo. E quale organismo migliore della Prefettura – sotto il cui controllo sono le associazioni come l’ARI – poteva dare le giuste risposte? Che venga quindi il Prefetto, che esamini con un “commissario ad acta” questi bilanci che sono stati già valutati favorevolmente da illustri commercialisti. Poi ognuno potrà trarre le proprie conclusioni e rispondere a questa domanda: vogliamo essere radioamatori o politici?

Ma adesso vi dò una notizia che forse vi sconvolgerà! La Finanziaria 2007 all’art.82 prevede la soppressione e la razionalizzazione di enti pubblici statali le cui funzioni molto probabilmente verranno trasferite alle Regioni o al Comune che a sua volta le trasferiranno a qualche cooperativa o associazione che ha scopi similari e che se ne prenderà cura a costi molto bassi.

Ebbene nella lista degli enti da sopprimere vi è la Fondazione Guglielmo Marconi, con Villa Griffone. E questo mi ferisce come radioamatore e come italiano perché la citata fondazione non è un ente inutile. E dovendola affidare in gestione ad un’associazione del suo stesso settore significa che potrebbero affidarla all’ARI.

E’ questa l’ARI del terzo millennio per me! E’ questa la nostra frontiera: raccogliere di fronte all’Italia ed al mondo l’eredità di Marconi e di Villa Griffone. E questa potrebbe diventare realmente la nuova casa ARI. E chi non si unisce a questo progetto vuol dire che è un politico. Io chiedo scusa ai tanti politici ma per favore vi prego di non restare nell’ARI.

Ovviamente l’Associazione non può presentarsi ad un appuntamento di questo tipo nella situazione in cui si trova.

Infine penso che dobbiamo provvedere ad una riforma statutaria perché attualmente il nostro statuto non prevede certe situazioni. Credo che si debba dare una maggiore rappresentatività ai soci e che i Comitati Regionali oggi non rappresentano compiutamente la base associativa. Accanto ad alcuni CR che funzionano egregiamente ve ne sono altri che non hanno mai mandato in ARI  un verbale o un bilancio o che fanno  riunioni indette fuori termine.

Per modificare lo statuto in maniera razionale occorre intervenire almeno su tre punti: in primo luogo occorre trovare un metodo che consenta di eleggere un Consiglio Direttivo Nazionale che sia veramente l’espressione della base. Il Segretario Generale, poi, non deve essere eletto ma deve essere un funzionario, una manager finanziario che, indipendentemente da tante situazioni associative, assicuri una funzionalità amministrativa al sodalizio. Il terzo punto riguarda i sindaci che devono avere una spiccata professionalità finanziaria perché purtroppo a volte ci siamo trovati con persone certamente di buona volontà ma….oggi questo non basta più. Infatti in un’associazione che, tra l’altro, presenta un bilancio di circa un milione di euro si rende necessaria l’applicazione di regole certe e la presenza di persone che abbiano la competenza per farle rispettare. Ed in questo senso siamo fortunati perché il nostro è un sodalizio interclassista e le competenze non mancano”.

 

Questo, in buona sostanza, l’intervento di Luigi Belvederi che Castellammare di Stabia radiantistica saluta con calore sperando di riabbracciarlo in occasione della seconda edizione dell’ARISTABIA DAY.

 

La Sezione ARI di Castellammare di Stabia

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

4.

Da: Vittorio Medda IS0MVE

 

ARI, ancora tante lettere:

“bisogna cambiare lo Statuto”

 

Carissimi amici del Radiogiornale,  voglio ringraziarvi per le preziose, puntuali  e rapide informazioni che date sulle attività degli O.M. e sull’A.R.I. che altrimenti non è facile ottenere.

 

In questi ultimi tempi sono stato costretto a rifare alcune mie riflessioni sulla gestione dell’associazione di cui sono socio sin dal 1973.

 

Certo l’ultima porcheria ( passatemi il termine ) avvenuta all’assemblea di Bologna ha oramai passato il segno.

 

Basti solo pensare che è stato di fatto sfiduciato tutto il C.D. Nazionale sui bilanci senza che questi siano stati neanche letti  a fronte della verifica del collegio sindacale e anche di  una verifica ( esterna ) .

 

In passato, avendo ricoperto anche incarico di Presidente di Sezione,  avevo formulato alcune proposte per rendere, a mio parere, più democratico lo statuto.

 

Certamente una proposta, per me molto  importante, è il modo con cui si dovrebbe procedere per la  formazione  degli organismi  ai vari livelli, Sezionali, Regionali e  Nazionali

 

Ho sempre proposto  l’elezione per tappe successive, prima degli organismi di Sezione,  in cui si sarebbero dovuti eleggere anche i delegati al congresso Nazionale ( attenti, parlo di Congresso e non di Assemblea Nazionale ) in funzione del numero dei Soci rappresentati, poi di quelli dei  coordinatori Regionali ( Massimo due, compreso il vice-Coordinatore,  in quanto l’attuale organismo e per me troppo dispersivo ) che potevano poi essere anche delegati all’assemblea Nazionale ma,  non necessariamente in quanto i veri rappresentanti dei soci sono le Sezioni,  e, infine, in un Congresso   Nazionale, in cui eleggere i  componenti del direttivo Nazionale, anche con la presentazione di più liste di candidati espressi dai delegati delle Sezioni.

 

E’ ovvio che i mandati per i vari organismi  dovrebbero terminare  con scadenze molto ravvicinate, ma necessariamente prima quelli delle Sezioni, poi dei Coordinatori Regionali e, infine, quello Nazionale.

 

Oggi, a fronte di una elezione del Direttivo Nazionale, da parte di tutto il corpo elettorale, su una delle linee proposte,  ci   troviamo ad avere,  ancora in carica, organismi, specie a livello Regionale, che secondo me non sono più rappresentativi  in quanto eletti precedentemente e ovviamente, in parte,  in linea con le linee del vecchio direttivo Nazionale che, di fatto, sono state cambiate con l’elezione, a suffragio Nazionale e Diretto,  del nuovo Direttivo Nazionale.

 

Altro nodo dolente è la questione dell’A.R.I/R.E.

 

Vi dico con tutta onestà che non capisco perché, coloro hanno voglia di impegnarsi , come Radio Amatori, nella Protezione Civile, debbano per forza esercitare questa loro disponibilità,  verso la collettività,  restando attaccati all’A.R.I. ( con tutte le dificoltà che l'A.R.I. impone a questi nostri benemeriti amici ).

 

 Non sarebbe meglio che almeno un gruppo di nove ( mi pare ancora oggi il minimo necessario ) Radio Amatori ( soci A.R.I. o meno ) si recasse presso un Notaio e far Registrare uno statuto ad Hoc ?  ( sulla falsa riga di quello che propongo per l’A.R.I ) per una Nuova Associazione con compiti prevalenti di protezione civile ?  e questo senza essere in contrasto con l’appartenenza all’A.R.I. in quanto, secondo me,  non in concorrenza  con essa ?.

 

Non so’ come si uscirà dall’attuale situazione ma, certo in futuro, a mio parere, lo statuto dell’A.R.I. deve comunque essere profondamente modificato per  sperare, che non si ripetano situazioni così dolorose per noi soci Radio Amatori dell’A.R.I. come quelle che nostro malgrado siamo costretti a subire.

 

Colgo l’occasione per salutarvi cordialmente pregandovi di estendere i miei saluti al vostro QRA familiare, bye de Vit.

 

IS0MVE

Vittorio Medda

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 5.

L’ARI NEL TERZO MILLENNIO

 

Di IZ7GWZ Avv. Maurizio Del Pesce

 

Il giorno 07 ottobre 2007, ho avuto il piacere e l’onore di partecipare, anche come relatore,  al Primo ARI Stabia Day, impeccabilmente organizzato dalla sezione di Castellamare di Stabia “IK DOI Edgardo Petronzio”.

Il convegno aveva come tema le prospettive dell’ARI nel terzo millennio, nonché la partecipazione dei giovani e dei soci delle sezioni nelle scelte associative anche mediante modifiche statutarie.

Devo sottolineare che, nonostante il recente clima torbido che avviluppa l’ambiente della nostra amata associazione, da Castellamare di Stabia ed in occasione del menzionato convegno, si sono registrate confortanti ed ammirevoli iniziative per la proiezione dell’ARI negli anni avvenire che hanno dato slancio e corpo a quegli scopi che dovrebbero informare tutta l’attività dell’ARI.

L’entusiasmo e la passione dei giovani radioamatori della menzionata sezione, hanno dato una scossa a tutti coloro che,  distratti da querelle per nulla ortodosse agli scopi precipui dell’ARI, si sono dimenticati di quella gioia ed entusiasmo che tutti i consociati dovrebbero nutrire e vivere partecipando attivamente alle iniziative consociativistiche.

La medicina per dare corpo e vigore alla vita dell’ARI, quindi, non può essere che una partecipazione più diretta dei soci e delle sezioni nelle scelte associative, evitando quelle anacronistiche ed inopportune “pastoie burocratiche” le quali, purtroppo, ammantano l’attività dell’ARI tramite obsolete norme statutarie e regolamentari.

 E’ noto con il termine associazione si suole identificare l’organizzazione stabile di più soggetti per la gestione di un interesse comune. Il legislatore si astiene dal definire le associazioni e ciò ha indotto taluni a ritenere che il concetto di associazione possa delimitarsi solo in modo negativo, ovvero, come concetto che designa ogni fenomeno associativo diverso dalla società e dal consorzio.

La complessità del fenomeno associativo, del resto, emerge anche dalla molteplice varietà delle classificazioni tentate dalla dottrina. In relazione alla natura dello scopo delle associazioni di diritto privato è stata tracciata una distinzione tra associazione di utilità privata e associazioni di utilità pubblica.

Quanto poi alla fonte, è stato agevole distinguere tra associazioni facoltative, obbligatorie e coattive.

Tralasciando l’approfondimento delle menzionate classificazioni, che hanno il merito di sottolineare la grande varietà di strutture e di forme in cui si manifesta il fenomeno associativo, è possibile individuare alcuni elementi comuni che ricorrono in tutte le associazioni: pluralità di soggetti, scopo comune e patrimonio.

L’atto costitutivo è un contratto con comunione di scopo in cui ogni contraente trova il corrispettivo della propria prestazione al risultato cui tende l’intera associazione.

Altro elemento fondamentale e costante del fenomeno associativo è rappresentato dallo scopo comune cui tendono i soggetti che partecipano all’associazione.

Lo scopo è anche l’elemento che, più frequentemente, la dottrina usa come criterio di diversificazione dell’associazione da alcune figure affini. Accade così che si è soliti definire lo scopo delle associazioni altruistico in contrapposizione a quello egoistico della società.

Gli scopi dell’associazione, comunque, vengono frequentemente definiti come ideali o più in generale non economici.

L’associazione è altresì titolare di un patrimonio la cui indicazione deve essere contenuta ex art. 16 I comma , codice civile nell’atto costitutivo e nello statuto, e normalmente quest’ultimo non ha  la sola funzione di conseguire lo scopo, ma anche quella di soddisfare le ragioni degli eventuali creditori.

In ordine all’organizzazione delle persone giuridiche il codice civile prevede e disciplina due soli organi:

a) l’assemblea generale;

b) gli amministratori.

Statutariamente è possibile prevedere eventuali altri organi.

Nel nostro caso l’art. 17 dello statuto ha previsto quali Organi dell’Associazione:

a- l’assemblea generale,

b- il consiglio direttivo;

c- il collegio sindacale.

Alle assemblee generali partecipano due delegati per ogni regione, i quali dovrebbero rappresentare nell’ambito delle assemblee stesse la volontà degli associati delle regioni di appartenenza.

Il vero “punctum dolens” sta proprio in questa norma statutaria che, a mio sommesso avviso, non garantisce una partecipazione diretta e democratica reale degli associati alle scelte di politica associativa dell’associazione, provocando uno scollamento e disinteresse dei soci della “base” alla vita dell’ARI.

E’ noto come una struttura organizzativa “piramidale” generi l’ allontanamento dei soci alla vita e all’organizzazione dell’attività dell’ associazione la quale, inesorabilmente, si vedrebbe privare di quella unica ed indefettibile linfa vitale rappresentata proprio dalle iniziative dei soci.

E’ evidente, inoltre, che tale “lontananza” dei soci è generatrice di equivoci, dissapori, fraintendimenti e disaffezioni.

Il Presidente dell’ARI, in definitiva, deve essere posto assieme al Consiglio Direttivo in una posizione più vicina alle esigenze della Collettività e deve, altresì, nutrirsi di quelle critiche costruttive provenienti dagli associati che non condividano eventuali scelte amministrative ed organizzative adottate.

L’assemblea generale non deve essere l’unico strumento per il quale traghettare e comunicare la volontà degli associati al Consiglio Direttivo, ma altri istituti partecipativi dovrebbero essere stigmatizzati per garantire una maggiore democraticità e, de plano, vitalità dell’associazione.

Mi rendo conto che il problema interessa due esigenze: la governabilità e la democraticità, per cui è necessario trovare un giusto punto di contemperazione di interessi teso a  salvaguardare le anzidette finalità.

 Il perseguimento di questo obiettivo, a mio sommesso avviso, potrebbe essere realizzato per il tramite di una ulteriore  consultazione generale dei soci. Il sommo istituto di democrazia diretta, come  è noto, è il referendum, il quale nel nostro caso,  dovrebbe avere un valore propositivo e vincolante per il Consiglio Direttivo ed anche per questioni e decisioni non previste dall’art. 33 lettera a) dello statuto dell’ARI.

L’indizione dello stesso non dovrebbe essere presa solo dal Consiglio Direttivo o sul voto dell’assemblea generale (art. 34 dello statuto), ma anche da un numero qualificato di soci.

Stessa possibilità referendaria, inoltre, dovrebbe essere prevista nell’ambito delle singole regioni e per i Comitati Regionali.

 Una maggiore definizione e puntualizzazione, inoltre,  dell’ambito delle deleghe conferite ai delegati regionali (art. 53 dello statuto) meriterebbe di essere stigmatizzata al fine di garantire una effettiva  riferibilità di quanto dichiarato dal delegato nell’Assemblea Generale alla volontà dei soci deleganti.

In materia di tutela degli interessi dei soci l’art 3 dello statuto dell’ARI prevede alla lettera e) quanto segue: tra gli scopi dell’associazione vi è quella di tutelare gli interessi dei soci nei confronti di enti similari ed assisterli nei rapporti con la pubblica amministrazione. L’art. 8 del regolamento di attuazione dello statuto sociale ARI, all’uopo, prevede l’assistenza ai soci per facilitare l’espletamento delle pratiche burocratiche presso la P.A., nonché, una polizza assicurativa a copertura di eventuali danni derivanti a terzi dalle antenne dei propri iscritti.

Nella mia personale esperienza di avvocato e nel difendere diversi radioamatori per giudizi attinenti all’espletamento dell’attività radioantistica, mi sono reso conto che quest’ultimi hanno dovuto affrontare con le proprie finanze personali quelle ordinarie spese legali consequenziali all’azione giuridica intentata.

 A mio sommesso parere, sarebbe opportuno estendere la copertura assicurativa di cui all’art. 8 punto 2 del regolamento di attuazione, anche a tutte quelle eventuali spese legali che il socio dovesse affrontare per questioni giudiziarie connesse all’attività radioantistica. Tutto ciò  mediante l’istituzione di un certo numero di professionisti, i quali si pongano a disposizione dei soci con una preventiva consulenza gratuita ed eventualmente prestazione successiva rimborsabile tramite copertura assicurativa erogata dalla società assicuratrice.

Sempre nell’ottica di incentivare l’avvicinamento dei giovani all’associazione, l’art. 5 dello statuto dovrebbe prevedere nel proprio ambito (fondo qualificativo) ed anno per anno, una somma minima per incentivare l’avvicinamento dei giovani delle scuole al mondo della radio, i quali  si siano   contraddistinti per l’alto profitto scolastico e per uno spiccato interessamento al mondo radioantistico.

La selezione degli stessi potrebbe essere fatta per il tramite di un concorso a tesi per argomento, soggette a valutazione di una commissione d’esami nominata anno per anno dal Consiglio Direttivo e su proposta dei comitati regionali.

Sempre nel rispetto degli scopi dell’associazione ed in particolare in quello individuato  nell’art. 3 lettera c) (che prevede l’incremento di studi scientifici nell’ambito radioantistico) e quindi per l’accrescimento culturale dei singoli associati, potrebbe essere prevista una integrazione all’art. 10 del regolamento ARI, prevedendo la traduzione di testi stranieri redatti dalle associazioni radiantistiche estere.

I testi tradotti, quindi, e nel rispetto dei diritti d’autore, potrebbero essere così commercializzati dalla casa editrice legata all’ARI.

L’iniziativa meriterebbe ampio riconoscimento per le alte finalità ispiratrici miranti all’acquisizione da parte dei soci delle esperienze culturali e scientifiche maturate fuori dal territorio nazionale.

Sperando di aver contribuito con queste mie succinte osservazioni e riflessioni propositive all’accrescimento della nostra associazione, l’augurio è quello che tutti i soci possano adoperarsi con la medesima finalità, dissociandosi da inutili  ed infeconde diatribe che, purtroppo, hanno trovato largo credito in molti di noi e distolto, quindi, quest’ultimi da un sano e proficuo lavoro teso ad ottimizzare gli scopi della nostra amata ARI.

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale

 6.

Scuse puerili, sono ben altre le ragioni del calo dei soci

 Stupefacente affermazione:

Internet e il PC

portano via gli iscritti all’A.R.I.

 

Ci è capitato di imbatterci in un articolo a firma di Gianni Orlandi pubblicato sulla Nuova Sardegna nel quale, facendo il resoconto di un convegno indetto dall’ARI regionale si fanno affermazioni in assoluta libertà prive di qualsivoglia dimostrazione valida.

Si sostiene, ad esempio, che gli iscritti all’ARI in Sardegna sono passati da 450 a 250 domandandosi se questo calo sia dovuto al fatto che gli OM sarebbero una categoria in via di estinzione, dando quindi per scontato che quei 200 che non hanno rinnovato la tessera, o sono passati a miglior vita, oppure sono emigrati all’estero. Forse si è trovata la giustificazione della categoria in via di estinzione per coprire malesseri locali che hanno portato molti ad andarsene dall’ARI, ma non certamente dall’attività radiantistica. Diciamo questo perché i dati di cui siamo in possesso, (fonte Ministero e Radamato) indicano il numero dei Radioamatori in aumento.

Ma nell’ambito di questo articolo giustificativo di una fin troppo evidente crisi associativa in atto, vi è poi la risibile affermazione che i Radioamatori abbandonerebbero l’attività HAM per usare il computer e andare su internet. Non sappiamo chi abbia tirato fuori questa panzana, deve trattarsi di qualcuno che con il Servizio di Radioamatore ha poco da spartire. Probabilmente si tratta del classico radio-parlatore che la radio la usa solo per fare salotto, ma di radiotecnica, di sperimentazione, di collegamenti non deve aver nemmeno sentito parlare. Personaggio che finge di non sapere che la moderna attività radiantistica si avvale sempre più anche dell’informatica.

Ora non ce la prendiamo col giornalista in quanto lui ha solo riferito le cose sentite al convegno dell’ARI, ma restiamo stupiti, per il buon nome dell’Associazione, che si enuncino ufficialmente teorie fantascientifiche, al solo scopo evidente di coprire manchevolezze presenti in quel territorio e non solo, perché certamente i fatti di Bologna e uno Statuto che ha sottratto agli iscritti ogni potere, pesano negativamente sulle adesioni. Il Computer e Internet non centrano per niente, si faccia una severa riflessione e si capirà dove sta il problema!

Ed ecco l’articolo che merita dei essere letto:

ALGHERO, PROPOSTE E IDEE AL CONVEGNO REGIONALE DELL’ARI

Radioamatori, ponte per il futuro

Gianni Olandi

 

Professionisti, studenti e operai tra i 450 appassionati sardi

 

ALGHERO. Una categoria in via di estinzione? Gli ultimi esempi di archeologia delle comunicazioni? Vecchi arnesi obsoleti? Niente affatto. Almeno a giudicare dal livello del dibattito svoltosi nella sala del Carlos Vº nel XVº Convegno regionale che per due giorni ha impegnato i radioamatori del Comitato della Sardegna aderenti alla A.R.I., l’Associazione dei Radioamatori Italiani.

Un Convegno convocato per ridare impulso a una categoria che, a dire il vero, dopo la dirompente diffusione di internet è rimasta ai margini del mondo delle comunicazioni. O meglio, è stata superata da una tecnologia ben più efficace e immediata di quelle tradizionalmente utilizzate dai vecchi radioamatori.

A conferma dell’esigenza di un rilancio, di un forte adeguamento tecnologico e della straordinaria volontà di non staccare la spina, il titolo del convegno era «Il radioamatore tra presente e futuro».

In Sardegna fino a qualche anno fa i radioamatori erano oltre 450, ora gli attivi sono circa 250 ma continuano a registrarsi defezioni e tradimenti verso computer e internet. Nella sala c’erano una quarantina di soci, molti gli «anta» avanzati, con una buona rappresentanza anche degli «ultra». Ma anche qualche giovane, quella fascia di potenziali aderenti all’Ari alla quale, qualcuno dei più anziani, sottolineava «non abbiamo saputo parlare con loro, ci siamo presentati forse con troppa supponenza, evitando il confronto, abbiamo fatto pesare la nostra esperienza rinunciando a muovere la loro attenzione anzichè stimolarli». Una sorta di autocritica condivisa proprio dai giovani presenti. Il confronto tra i partecipanti all’incontro è stato per lunghi tratti molto tecnico: le tipologie dei materiali, le antenne, i cavi, la qualità degli apparati e la tradizionale scienza non scritta del «fai da tè». Il presidente del Convegno, nonchè del Comitato regionale, Giancarlo Sanna ha sottolineato che il convegno del Carlos Vº «rappresenta una ripresa del nostro confronto e dibattito interno, una conferma che vogliamo andare avanti nonostante le nuove tecnologie abbiano condizionato la tradizionale attività dei radioamatori». Antonio Achilli dell’Ari Sassari ha voluto subito evidenziare «non siamo dinosauri», e ha ricordato il ruolo di grande rilievo che i radioamatori svolgono nella Protezione civile. «I tecnici della Nasa - ha aggiunto - sono in misura del 25/30 per cento radioamatori, e gli astronauti debbono avere il patentino di radioamatori». L’esponente dell’Ari sassarese ha quindi sollecitato i colleghi: «Dobbiamo stare uniti, non ci dobbiamo fare sostituire dai computer». Dai giovani, Marco Montaldo, è giunta una proposta: «Dobbiamo legare la radio ai sistemi digitali e combattere la chiusura mentale della vecchia guardia verso queste nuove acquisizioni tecnologiche». Anche da parte di Ruggero Manenti, dell’Ari di Olbia, è giunta la sollecitazione a «stare insieme» e un appello «non ci possiamo far sostituire dai computer».

Carlo Montaldo dell’Ari Alghero nel suo intervento ha presentato una serie di proposte per il futuro assetto dell’Associazione, condividendo l’esigenza di un adeguamento di tipo tecnologico. Il popolo dei radioamatori è variegato, a tutto campo, avvocati, operai, medici, impiegati, niente di elitario o di sistema vicino alla casta. Tra alcuni radioamatori piuttosto famosi il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, e il re di Spagna, Juan Carlos. Ed è proprio da un Carlos, Vº, il prestigioso cinque stelle del Lungomare, sembra partire la riscossa dei radioamatori sardi che raccolgono la sfida di internet potendo contare su due elementi «umani» che la rete non dispone, la passione e la volontà di non mettere la radio in soffitta.

(24 settembre 2007)

  

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale
7.
 Monte del Giogo: dicerie e verità

 

Carissimo “Radiogiornale”,

scrivo questa lettera/articolo su input dell’amico Marco I4TOM, non per sua scelta presidente del Gruppo Microonde Scatter di Parma, che mi ha gentilmente chiesto, nella mia qualifica di “scrivano” del Gruppo medesimo, di chiarire alcuni aspetti afferenti alla gestione dell’ex base NATO “Livorno”, sita sul Monte del Giogo.

Questo scritto  ha l’onere di puntualizzare in merito ad alcune “maldicenze” che sembra siano state scritte in un forum, cosa che io prendo per assodata, anche se non posso dire di avere verificato di persona, in quanto sono estremamente refrattario a questo genere di cenacoli, di qualsivoglia indirizzo essi siano, che considero (opinione personalissima, dunque criticabile) una totale e inesorabile perdita di tempo.

Comunque sia, ottempero a quanto chiestomi dall’amico Marco, approfittando dell’occasione per comunicare a questo pregevole giornale telematico i primi risultati ottenuti dall’attivazione dei paraboloidi sud del Giogo e di quelli nord della Tolfa, questi ultimi da parte del Gruppo di lavoro della Sezione ARI di Civitavecchia.

 

Premesse

Come già scritto in altre sedi l’iniziativa “Giogo” nasce nel 2005 da parte di alcuni OM della Sezione ARI di Parma, intenzionati ad ottenere, da parte della competente Agenzia del Demanio, l’utilizzo della coppia di paraboloidi sud dell’ex base Troposcatter “Livorno”, (questo è il vero nome del compendio, che si trova però in provincia di Massa Carrara, a 1500 m sul livello del mare), per fini sperimentali.

L’Agenzia del Demanio in questione aderiva alla richiesta del gruppo di OM, ma poneva come condizione che fosse assunto in esercizio l’intero compendio (circa ventimila mq), in quanto il settore ove insistevano i paraboloidi in oggetto non era stralciabile dal corpo del sito; l’Ente proprietario richiedeva anche che gli assuntori provvedessero a porre l’ex base in sicurezza, chiudendola e mettendola in condizioni di decenza.

Di fronte a questa previsione, il neonato Gruppo Microonde Scatter decise di accettare la sfida, mentre la Sezione ARI di Parma, pur ritenendo il progetto degno di interesse, non ritenne di assumersi l’impegno della gestione, che pur restando in seno al sodalizio fu interamente delegata al Gruppo menzionato.

Il medesimo decise quindi di proporre la cosa, attraverso il Comitato Regionale Emilia Romagna, all’A.R.I. centrale la quale si dichiarò interessata all’iniziativa, richiedendo in prima persona la concessione demaniale, che grazie alla sua natura di Ente Morale, rendeva l’onere di assunzione a livelli accettabili. L’A.R.I. concesse inoltre al Gruppo Microonde Scatter il “Patrocino Tecnico” per il progetto, patrocinio del quale il Gruppo si ritiene onorato e che ha consentito al medesimo di ottenere il nominativo speciale IQ4GS.

Quanto esposto nel precedente passo è TUTTO, si ribadisce TUTTO quanto l’A.R.I. ha fatto per il progetto Monte del Giogo.

Successivamente alla lettera di impegno del Demanio, il Gruppo Microonde Scatter ha provveduto, utilizzando esclusivamente risorse proprie provenienti dai singoli membri del sodalizio, a rimettere il compendio in sicurezza (riparazione recinzione, rifacimento cancello, pulizia dai rottami, chiusura dei tombini, provvisoria impermeabilizzazione del tetto della palazzina radio, sistemazione delle aree annesse, installazione delle telecamere di controllo, attivazione della tratta WiFi con collegamento alla rete ADSL di Aulla, acquisto e montaggio delle porte e delle finestre della palazzina radio ed altro ancora). Si ribadisce che tutto ciò è stato realizzato con il contributo diretto dei soci del Gruppo, significando che l’A.R.I. non ha contribuito con un solo euro a queste iniziative, nonostante il compendio sia formalmente stato chiesto dallo stesso Ente. Tale precisazione è solo volta a fare chiarezza e non certamente a polemizzare con l’Associazione.

Nelle more di queste iniziative vi è poi stato l’interesse del Dipartimento delle Comunicazioni dell’Università di Parma, che oltre a farne meta di visite didattiche, ha espresso volontà di formalizzare una partecipazione ai progetti, per fini sia didattici che di ricerca, cosa che sarà oggetto di imminenti incontri con l’Ateneo in questione, nonché con l’Istituto Tecnico Industriale di Parma che ha anch’esso organizzato visite didattiche al compendio dedicate ad alcune classi dello stesso.

Sono anche state inoltrate richieste formali a possibili sponsor delle iniziative in atto, che se porteranno a esiti positivi, i contributi andranno a valorizzare la sostanza e l’immagine dell’Ente intestatario.

Sono stato altresì invitato di esprimermi in modo estremamente chiaro in merito alle polemiche di cui si accennava all’inizio, significando che tutte le beghe o pseudo tali che inesorabilmente circondano e compenetrano qualsivoglia iniziativa di qualsiasi natura intrapresa nel Belpaese, sono estranee al Gruppo in questione. Il Gruppo Microonde Scatter si è autofinanziato, è disposto a farlo ancora e ritiene che sia più pagante e divertente mettere le proprie energie nella sperimentazione e nelle prove sul campo, piuttosto che sviluppare sterili polemiche su quello e quell’altro aspetto  della vita associativa nazionale o in scontri di potere in seno al mondo amatoriale, che se visti alla luce dell’essenza e della sostanza del contendere sono, ad essere gentilissimi, quanto meno patetici. In altre parole il rapporto del Gruppo con il mondo del radiantismo è sostanziale e amatoriale: chiunque ne faccia parte ha un lavoro, svolge una occupazione, un’attività dalla quale trae soddisfazione e dignitoso sostentamento. Nessuno dei componenti il Gruppo Microonde Scatter intende trarre profitti, meriti o occupazione ne dal mondo del radiantismo, ne da quello della Protezione Civile, ma solo vivere il primo come studio,  hobby e passatempo, tra consanguinei che hanno gli stessi interessi e gli stessi svaghi. Tutto il resto, cioè la maggior parte degli interessi atipici che da tempo hanno sostituito la radio all’interno del mondo della radio, sono estranei al sodalizio e non interessano all’iniziativa e ai membri del Gruppo.

Iniziative

Ciò premesso, come ero stato esplicitamente invitato a fare, due parole sulle iniziative, tralasciando quelle pur numerose di carattere prettamente materiale volte al miglioramento del sito, che forse interesseranno poco i lettori.

Le ex stazioni Troposcatter costituenti la rete ACE HIGH, di cui la stazione “Livorno” fa parte, sono ormai completamente scomparse in quasi tutti i Paesi originariamente percorsi dal Network, stante l’onere della N.A.T.O. di riportare allo stato originario i siti abbandonati. In Italia, come al solito meno ligia alle direttive delle altre nazioni, qualcosa si è invece salvato: malamente, ma qualche vestigia sopravvive.

Si è quindi deciso di trarre benefici da questa “anomalia”, cercando di preservare almeno l’aspetto storico di questo importante segmento delle radiocomunicazioni presatellitari a lunga distanza, che tra l’altro sono basate su una tecnica usatissima quanto misconosciuta anche dagli OM che quotidianamente si collegano in VHF e superiori, e fino a circa 5-6 GHz.

Per fare ciò, essendo le stazioni ACE HIGH operate in gran parte da militari dell’Arma delle Trasmissioni e dell’Aeronautica Militare, si è cercato presso gli ex operatori collaborazione e materiale tecnico afferente alla basi stesse, onde capire esattamente in cosa consistevano, come funzionavano e quali di questi dati tecnici potevano giovare al mondo del radiantismo.

Ben presto si è quindi creato uno stretto rapporto tra il Gruppo e gli ex tecnici ACE, che con entusiasmo e partecipazione hanno messo a disposizione il materiale bibliografico in loro possesso, (ormai ovviamente privato di ogni importanza strategica) che ci ha permesso di conoscere a fondo sia gli aspetti storici che quelli tecnici che stavano alla base di questo network e della tecnologia in esso utilizzata. Come già abbiamo scritto, queste piacevoli letture, ci hanno anche permesso di constatare il livello qualitativo delle soluzioni adottate per questi network nei lontani anni ’50, livello per lo più assolutamente estraneo al nostro mondo amatoriale ancora nel 2007, mondo amatoriale che si palesa invece perfettamente  all’avanguardia nel campo delle sterili polemiche e nella cultura dell’inconsistente.

Questo sodalizio, e la comprensione dell’importante e delicato lavoro svolto dagli operatori ACE, ha portato alla decisione da parte del Gruppo di organizzare un raduno degli ex “Scatteristi” (tra i quali ci sono anche alcuni OM), ai quali è stato conferito un attestato di riconoscenza, sia per ringraziarli per la loro collaborazione, sia per “l’importante ruolo svolto nel mantenimento della pace e della sicurezza nel nostro Paese mediante l’utilizzo di tecniche di radiocomunicazione”.

 

L’incontro si è svolto il primo luglio scorso all’interno del compendio del Giogo, alla presenza di Autorità civili e militari, durante il quale sono state consegnate targhe commemorative ai tecnici della ex rete Troposcatter. Il raduno ha coinciso con quello del SOTA, sodalizio che si è riunito per la prima volta sul Giogo ed al quale il Gruppo Scatter ha dato volentieri ospitalità,

Tutto quanto organizzato è stato fatto a nome dell’A.R.I.: l’Associazione ha partecipato all’iniziativa mediante 0 (zero) euro, (precisazione sempre volta alla chiarezza e non certo alla polemica) e tutte le spese sono state sostenute dal Gruppo Microonde Scatter, fatta eccezione per un contributo di 15 Euro a persona dei partecipanti al raduno SOTA (concordati precedentemente con Andrea IW0HK, organizzatore dell’evento), quale rimborso spese per il pranzo che è stato preparato e servito nella ex base a tutti i partecipanti. Tutti i dettagli delle iniziative descritte sono riscontrabili sul sito del Gruppo (WWW.IK4MGV.IT).

Durante l’estate, contest a parte, l’attività si è incentrata sulle opere di ripristino più urgenti sfruttando il bel tempo e solo a cavaliere del mese di settembre, terminati i medesimi, si è iniziato a sviluppare le prime attività tecniche mediante l’utilizzo dei paraboloidi sud, grazie alla preziosa opera svolta dal Gruppo Troposcatter della Sezione A.R.I. di Civitavecchia che ha chiesto e ottenuto dal Comune di Allumiere l’utilizzo di uno stralcio della ex base Troposcatter di Monte Maggiore (Tolfa), quindi dei paraboloidi nord di quella base puntati sul Giogo (tratta di 281 Km). L’iniziativa trae origine da una precedente visita compiuta dal Gruppo Microonde Scatter presso la Tolfa, durante la quale, grazie all’impegno degli amici di Civitavecchia, è stato possibile pianificare le future iniziative.

Come ampiamente riportato nel nostro sito ed in quello della Sezione ARI di Civitavecchia, domenica 23 settembre, grazie al lavoro dei due Gruppi, che hanno ripristinato due dei quattro paraboloidi del Giogo e della Tolfa, è stata formalmente inaugurata la tratta in questione mediante contatto in Troposcatter a 1296 MHz, con potenza di 10 Watt in FM, con ottimi risultati tecnici. Si tratta del primo esempio di ripristino di una ex tratta ACE HIGH in ambito civile. Il contatto è stato aperto sul Monte Maggiore da Antonio I0SBA, ex Comandante Tolfa.

Domenica 30 settembre sono proseguite le prove tra i due siti, sperimentando un contatto ATV a 1240 MHz (riuscito solo parzialmente causa la scarsa potenza disponibile e che sarà oggetto di perfezionamento quanto prima) e proseguendo con la sperimentazione in fonia. Il secondo contatto realizzato anche in SSB, ha consentito di attuare il collegamento  Giogo -Tolfa in 23 cm con un solo watt di potenza senza particolari problemi, grazie all’elevato rendimento dei paraboloidi da 20metri di diametro a cui sono stati sostituiti gli illuminatori originali (le comunicazioni ACE-HIGH avvenivano tra gli 870 e i 970 MHz, a banda larga -  circa 1 MHz - pluricanale), con feedhorn autocostruiti idonei alle frequenze di impiego amatoriale.

Le prossime tappe saranno la prosecuzione della sperimentazione ATV, l’installazione di illuminatori per le altre frequenze in uso (50, 144, 430 e 2400 MHz), l’attivazione del diversity, cioè lo sfruttamento del secondo paraboloide delle due basi al fine di ridurre al minimo la presenza dell’evanescenza. A procedere si passerà a linkare le apparecchiature asservite ai paraboloidi con la linea ADSL in previsione di un utilizzo remoto, volto alle sperimentazione che si riterrà di sviluppare. È prevista anche, a breve, la cerimonia ufficiale di inaugurazione della tratta Giogo-Tolfa, nella quale il collegamento sarà aperto dagli ex comandanti delle due ex stazioni Troposcatter N.A.T.O.: in Tolfa I0SBA Antonio e al Giogo il M.llo Ersilio Brugnoni.

Bene, credo di avere evaso con sufficiente chiarezza il compito che mi era stato affidato e non posso che terminare ringraziando della gentile ospitalità il Radiogiornale, per il contributo alla diffusione del significato e degli intenti che animano il progetto Monte del Giogo.

 

Per il Gruppo Microonde Scatter

Paolo IW4AID

 

leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale – leggete e diffondete il Radiogiornale