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Numero 187 - Anno VI – 20 Novembre 2007

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60° Anniversario della Costituzione Italiana

Il 27 dicembre 1947 è nata la nostra Costituzione e con essa la nostra identità di popolo. In 139 articoli la Costituzione racconta chi siamo, da dove vengono i nostri valori e dove ci porteranno i nostri ideali, i principi fondamentali della Costituzione sono ancora validi. E' un testo chiaro, moderno, che va direttamente al cuore dei problemi, con un linguaggio ancora comprensibile 60 anni dopo. Il testo fu il risultato di un compromesso serio, approfondito tra i diversi partiti e dimostrò come il compromesso possa essere una parola alta, la sintesi tra diverse visioni della società.

 

 

Sommario:

  1. Finalmente si cambia musica;
  2. Ladri, imbroglioni, truffatori e hackers imperversano sul web;
  3. Le onde radio ci permettono di “vedere” Venere;
  4. Vivere col Microchip:
  5. Nuovo Hamradio Cluster anche via Internet;
  6. Un carico di QSL;
  7. ARI Ivrea: Concorso fotografico DLI 2007;
  8. Antenne a scansione elettronica;
  9. 3° Mostra scambio ComputerFest e Radioamatore;
  10. Un’auto elettrica finanziata da Google!;
  11. Visualizzazione cerebrale funzionale;
  12. Il Codice Morse;
  13. Ricordo di V51ZZ;
  14. Mercatino radioamatoriale;
  15. Informazioni.

 

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1.

DOSSIER A.R.I.

 

Finalmente si cambia musica!

 

Quello che è avvenuto all’Assemblea di Bologna dell’ARI con la conseguente entrata in crisi dell’Associazione è a nostro avviso stato salutare perché ha permesso finalmente di evidenziare il male oscuro che da troppi anni covava sotto la cenere. Alla luce di tutto ciò e con l’intervento del Prefetto di Milano S.E. Dott. Lombardi e dal Capo di Gabinetto Dott. Saccone è stato possibile fare chiarezza della situazione e di riavviare l’A.R.I. su un terreno più congruo ad un Sodalizio Ente Morale.

 

E’ incontrovertibile che l’ARI si è andata via, via trasformando, passando da quella associazione spontaneistica del passato con un numero limitato di sezioni e di iscritti, che si interessava esclusivamente di radiantismo, ad una grossa organizzazione presente ovunque sul territorio nazionale che ha finito per invadere massicciamente terreni non propriamente derivati dallo Statuto.

 

In ragione di questi nuovi terreni di interesse, si è andati nel passato, in modo molto confuso a modifiche statutarie e alla creazione di un regolamento che di fatto annientava lo stesso statuto, nel vano tentativo di dare risposte adeguate alla crescita numerica dei soci e al nuovo che si palesava, arroccandosi in una sorta di torre d’avorio nella quale il gruppo dirigente non metteva mai in discussione le proprie impostazioni, convinto di essere il portatore della verità rivelata.

 

Se da una parte c’è stata negli anni una crescita costante del numero dei Radioamatori, dall’altra si è creato una sorta di governo assolutista del gruppo dirigente, inamovibile negli anni, teso a mortificare il vero potere dei soci. Le conseguenze di ciò sono state una continua emorragia di associati e la nascita in Italia, unica esperienza al mondo, di oltre 30 associazioni di Radioamatori tra grandi e piccole. E anche su questo versante non si è stati capaci di gestire la situazione tentando il recupero delle emorragie subite e si è seguito invece il criterio della conflittualità con gli “altri”, considerati “nemici”, arrivando a formulare articoli liberticidi nel Regolamento dove chi avesse osato avere la doppia tessera veniva inesorabilmente espulso con ignominia alla stregua di un traditore della Patria. Insomma l’adesione all’ARI si era trasformata in una sorta di matrimonio dove la “bigamia” era severamente condannata. I risultati si sono visti nel corso degli anni con la continua crescita delle altre associazioni e con la continua perdita di iscritti.

 

Trasformandosi la società con i nuovi problemi esistenti, soprattutto nel campo del cosiddetto volontariato, l’ARI ha in molti casi perso di vista quelle che erano le sue impostazioni statutarie, ma anche ideologiche, mettendo da parte la ricerca, la sperimentazione e l’istruzione personale, per lanciarsi a capo fitto nell’avventura della Protezione Civile, arrivando a creare strutture che di radiantistico hanno molto poco, ma che gestiscono invece interessi notevoli che finiscono in que