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Numero
187 -
Anno VI – 20 Novembre 2007
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60°
Anniversario della Costituzione Italiana
Il 27
dicembre 1947 è nata
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1.
DOSSIER
A.R.I.
Finalmente
si cambia musica!
Quello
che è avvenuto all’Assemblea di Bologna dell’ARI con la conseguente entrata in
crisi dell’Associazione è a nostro avviso stato salutare perché ha permesso
finalmente di evidenziare il male oscuro che da troppi anni covava sotto
E’
incontrovertibile che l’ARI si è andata via, via trasformando, passando da
quella associazione spontaneistica del passato con un numero limitato di sezioni
e di iscritti, che si interessava esclusivamente di radiantismo, ad una grossa
organizzazione presente ovunque sul territorio nazionale che ha finito per
invadere massicciamente terreni non propriamente derivati dallo
Statuto.
In
ragione di questi nuovi terreni di interesse, si è andati nel passato, in modo
molto confuso a modifiche statutarie e alla creazione di un regolamento che di
fatto annientava lo stesso statuto, nel vano tentativo di dare risposte adeguate
alla crescita numerica dei soci e al nuovo che si palesava, arroccandosi in una
sorta di torre d’avorio nella quale il gruppo dirigente non metteva mai in
discussione le proprie impostazioni, convinto di essere il portatore della
verità rivelata.
Se
da una parte c’è stata negli anni una crescita costante del numero dei
Radioamatori, dall’altra si è creato una sorta di governo assolutista del gruppo
dirigente, inamovibile negli anni, teso a mortificare il vero potere dei soci.
Le conseguenze di ciò sono state una continua emorragia di associati e la
nascita in Italia, unica esperienza al mondo, di oltre 30 associazioni di
Radioamatori tra grandi e piccole. E anche su questo versante non si è stati
capaci di gestire la situazione tentando il recupero delle emorragie subite e si
è seguito invece il criterio della conflittualità con gli “altri”, considerati
“nemici”, arrivando a formulare articoli liberticidi nel Regolamento dove chi
avesse osato avere la doppia tessera veniva inesorabilmente espulso con
ignominia alla stregua di un traditore della Patria. Insomma l’adesione all’ARI
si era trasformata in una sorta di matrimonio dove la “bigamia” era severamente
condannata. I risultati si sono visti nel corso degli anni con la continua
crescita delle altre associazioni e con la continua perdita di
iscritti.
Trasformandosi la società con i nuovi problemi esistenti, soprattutto nel campo del cosiddetto volontariato, l’ARI ha in molti casi perso di vista quelle che erano le sue impostazioni statutarie, ma anche ideologiche, mettendo da parte la ricerca, la sperimentazione e l’istruzione personale, per lanciarsi a capo fitto nell’avventura della Protezione Civile, arrivando a creare strutture che di radiantistico hanno molto poco, ma che gestiscono invece interessi notevoli che finiscono in que